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LA BATTAGLIA
DELL'ACQUA
di Agostino Spataro
Sicilia,
isola di tribolazioni e di contrasti, anche felici, che squarciano,
di tanto in tanto, l'opacità del tempo presente.
Succede ad Agrigento, a proposito di privatizzazione della gestione
dell'acqua, dove, a fronte di altre province, anche di centrosinistra,
che hanno ceduto o di buon grado accettato, c'è un fronte
maggioritario e trasversale di sindaci che sta combattendo una dura
battaglia per garantire alle popolazioni un diritto naturale e inalienabile.
L'acqua non ha colore, hanno detto i sindaci della Cdl venuti, ieri,
ad Agrigento, a presidiare la prefettura insieme a tanti colleghi
e cittadini, sindacalisti della Cgil ed esponenti del vescovado,
studenti ed dirigenti di associazioni ambientaliste. Tutti insieme,
e per nulla rassegnati, a ribadire la loro contrarietà alla
decisione, assunta da un commissario regionale, di privatizzare
la gestione dell'acqua nei 43 comuni.
Come noto, si tratta di una privatizzazione forzata e- secondo i
sindaci- arbitraria, imposta con un atto d'imperio, contro la volontà
di una maggioranza (al 61%) espressasi nell'assemblea dell'Ato.
Bizzarrie della politica: in Italia col 50, 01 % si vincono le elezioni
e si governa il paese, in Sicilia col 61% non si può determinare
nemmeno il tipo di gestione dell'acqua pubblica.
Dicono che bisognava arrivare al 66,7%, come da regolamento.
In realtà, così non è. Semmai è stata
capovolta la norma dello statuto dell'Ato che richiede tale soglia
solo per approvare l'affidamento a privati, non per respingerlo.
Dunque, per bocciare la privatizzazione sarebbe bastato il 23%.
Molto di meno, cioè, di quel 61% che poteva arrivare al 69%
se, al momento della chiama, il sindaco An di Licata, che militava
tra i contrari, non fosse sparito dall'aula senza dir nulla, portandosi
dietro il suo 7,7%. Che cosa sarà successo? S'intuisce, ma
non lo possiamo scrivere.
Fatto sta che la fuga immotivata di quel sindaco ha dato luogo ad
un'interpretazione capziosa che ha messo in moto la procedura sostitutiva
del commissario regionale il quale ha deliberato in senso esattamente
contrario alla volontà espressa dalla stragrande maggioranza
dei Comuni.
Dietro questo comportamento si cela la longa manus del governo di
centro destra alla Regione, il quale, forse, non può disattendere
gli impegni assunti con l'Ati (associazione temporanea d'imprese
private), unica concorrente nella gara, un po' farsesca in verità,
per l'affidamento trentennale della gestione dell'acqua dell'intera
provincia agrigentina.
Perciò, la maggioranza dei sindaci (25 su 43) hanno deciso
di adire le vie legali per chiedere l'annullamento della deliberazione
commissariale e riconvocare l'assemblea dell'Ato.
Ma la battaglia per l'acqua va oltre la carta bollata e si sta trasformando
in un grande scontro sociale e politico. Proprio l'altro giorno,
25 consigli comunali hanno deliberato la più dura opposizione
alla privatizzazione, preannunciando, in caso contrario, la fuoriuscita
dall'Ato idrico e perfino azioni clamorose di disubbidienza civile
che potrebbero giungere a rifiutare la consegna delle reti idriche
cittadine al consorzio privato affidatario.
Insomma, questa volta, si fa sul serio, come ci assicura Vincenzo
Di Salvo, il combattivo sindaco a capo della giunta di centro-sinistra
di Bivona, il paese simbolo di questa lotta, che insieme con altri
comuni montani (quali S. Stefano, Cammarata, ecc) costituiscono
la "testa dell'acqua" e, quindi, a buon diritto, la testa
della rivolta contro la sua privatizzazione.
Per vincere, sostiene, occorre coordinare le iniziative e garantire
uno sbocco sul terreno parlamentare e di governo. A Palermo, ma
anche a Roma, dove si sta discutendo il provvedimento del governo
Prodi per la ripubblicizzazione delle risorse idriche che tante
speranze ha creato in questa gente che si oppone contro tale sopruso
e pretende che la loro acqua resti un bene pubblico. Come sempre
è stato, nei millenni.
E non c'è liberismo che tenga. La gente non vuole questa
privatizzazione forzata, conseguita con l'inganno, che mortifica
la dignità delle istituzioni democratiche e colpirà
il gramo reddito delle famiglie siciliane, il 31% delle quale quali-
secondo recenti dati Istat- vivono al di sotto della soglia di povertà.
Una lotta dura, dunque, che segnala un malessere sociale molto diffuso,
alimentato da vecchie e nuove povertà che, prima o poi, potrebbero
esplodere, fragorosamente.
Per capirci, qui non siamo nella vandea, ma nelle terre dei nobili
Sicani che vi edificarono la civiltà prima dei greci, in
quelle stesse terre che Engels chiamò del "socialismo
spontaneo" perché qui nacque e si sviluppò il
primo movimento socialista di massa dei "fasci siciliani".
Acqua passata? Non so. Parlando con la gente venuta a protestare,
m'è parso che, di fronte alle miserie morali di questo centrodestra,
stia riaffiorando un sentimento antico di dignità e di libertà.
Una battaglia emblematica, dunque, di valenza regionale e nazionale
visto che, al momento, solo in provincia di Agrigento c'è
una maggioranza di sindaci che si oppone decisamente alla privatizzazione.
Perciò, è necessario sostenerla a Roma (dove si sta
discutendo la legge Lanzillotta) e all'Ars dove, dopo anni d'inerzia
consensuale, i deputati del centro sinistra si sono schierati a
fianco dei sindaci e delle popolazioni.
2 febbraio 2007
POST-SCRIPTUM: L'amministrazione e il consiglio comunale di
Corleone non hanno mai trattato la questione dell'adesione all'ATO
IDRICO? O l'hanno fatto in qualche "segreta" stanza? Saremmo
grati al sindaco e al presidente del consiglio comunale se ci dessero
pubblicamente qualche risposta... (d.p.)
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