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Opposizione
indignata per la difesa di Mussolini
nella seconda parte dell'intervista al settimanale inglese
"Spectator", bufera
su Berlusconi
"La sua è apologia di fascismo"
Cofferati: "Parole gravi". Fassino:
"Ignoranza abissale"
Castagnetti: "Qualcuno del governo chieda scusa"
ROMA - Seconda parte dell'intervista di Silvio Berlusconi allo Spectator,
seconda parte delle polemiche. Dopo aver bollato una settimana fa
i giudici come "persone mentalmente disturbate", oggi
il premier si lascia andare a un giudizio sul fascismo ("il
Duce non ha mai ammazzato nessuno") che scatena la reazione
indignata dell'opposizione.
"Tecnicamente - dice il diessino Fabio Mussi - la nuova esternazione
di Berlusconi si chiama apologia di fascismo. Nel nostro ordinamento
è un reato". L'esponente ds continua in modo sarcastico:
"Giacomo Matteotti e i fratelli Rosselli sono morti, come è
noto, di vecchiaia. E il tribunale speciale era indubbiamente una
specie di Alpitour dell'epoca".
"Berlusconi è matto e antropologicamente diverso dal
resto della razza umana", dice l'altro esponente delle Quercia
Beppe Giulietti, riprendendo le parole usate dal premier nei confronti
dei magistrati.
"Sono parole vergognose e inaudite che danno l'idea dell'irresponsabilità
e dell'ignoranza abissale del presidente del Consiglio", dice
il segretario Ds Piero Fassino. "Questa volta - afferma ancora
Fassino - non basteranno comunicati di Palazzo Chigi per giustificare
la mancanza di rispetto per milioni di italiani che pagarono con
terribili sofferenze le conseguenze delle leggi razziali, le persecuzioni
politiche del fascismo, la tragedia della guerra".
Per Sergio Cofferati "siamo a esternazioni molto gravi che
riguardano non solo il ruolo della magistratura. Mi pare che coinvolgano
anche la storia e il giudizio su di essa. Non siamo al revisionismo,
che pure è già pratica diffusa e sbagliata - ha aggiunto
- non so nemmeno se si può dire che siamo alla falsificazione,
perché mi pare che siano affermazioni talmente prive di qualsiasi
fondamento da apparire grottesche e surreali oltre che gravi".
E Franco Giordano, di Rifondazione Comunista aggiunge: "Non
si può commentare la volgarità e il cinismo di chi
afferma che il fascismo e Mussolini rappresentassero una dittatura
benevola e che questa dittatura non sia stata complice ed autrice
dell'olocausto e di orrendi crimini. La gravità di queste
affermazioni merita un'immediata discussione in aula".
Per il capogruppo della Margherita alla Camera Pierluigi Castagnetti
Berlusconi "non solo cerca di raccontare la realtà presente
come più gli conviene, ma adesso prova anche a raccontare
la storia del paese in modo falso e offensivo. La memoria dei nostri
concittadini ebrei e degli antifascisti che hanno pagato con il
prezzo della loro vita la democrazia e la libertà anche per
gente che ne fa un uso così riprovevole, sia almeno risarcita
da una parola di scuse da parte di qualche membro del governo che
non abbia smarrito il senso del pudore".
Pochi i commenti dal centrodestra. Con un invidiabile fair play
Ignazio la Russa di An glissa dicendo che sicuramente era stupida
la domanda rivolta a Berlusconi (la differenza tra il regime di
Saddam Hussein e quello fascista). Chi non glissa è il portavoce
di Forza Italia Sandro bondi che conferma lo schema già adottato
per le scorse dichiarazioni. ''A parte queste frasi che devono essere
confermate", premette. Poi aggiunge: "Credo che il regime
fascista, come sappiamo tutti, è stato un regime dittatoriale
e autoritario, ma, come è universalmente accettato oggi da
tutti gli storici di destra e di sinistra, non può essere
in alcun modo paragonato al nazismo e al comunismo, che hanno praticato
sistematicamente il genocidio, con strumenti analoghi, nei confronti
del proprio e di altri popoli''.
"Non voglio credere che il presidente del Consiglio abbia
espresso sul fascismo i giudizi riportati dalle agenzie di stampa.
Mi augurerei che egli potesse smentirle", dice Giorgio La Malfa,
ricordando che "il fascismo fu una dittatura feroce, che uccise
o ferì fino alla morte i suoi principali oppositori politici
da Giacomo Matteotti a Giovanni Amendola, che uccise, ferì,
incarcerò dopo averli condannati a pene severissime, migliaia
di militanti politici e sindacalisti e mandò al confino ogni
oppositore".
(La Repubblica, 11 settembre 2003)
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La
durissima replica
di Massimo Russo, presidente del distretto di Palermo dell'Anm:
"E'
gravissima la banalizzazione che il premier fa dell'attività
giudiziaria su un tema che coinvolge esponenti di Cosa nostra
e la politica su cui si gioca il destino della nostra Sicilia.
Si rimane esterrefatti che il nostro presidente del Consiglio
voglia far credere ai cittadini italiani che il concorso esterno
in associazione mafiosa sia addirittura una creazione 'della magistratura
comunista, di sinistrà e non invece una gravissima figura
di reato riconosciuta pacificamente e ripetutamente sia in dottrina
che da centinaia di sentenze della Corte di Cassazione".
Russo
ricorda il sacrificio di Falcone, che è stato l'artefice
della creazione del reato di concorso in associazione mafiosa
e quello di Borsellino che stava indagando "su quella zona
grigia che esiste fra mafia e politica. Forse sarebbe il caso
di ricordare agli italiani che proprio per dimostrare i rapporti
perversi tra esponenti della mafia e soggetti che ricoprono cariche
pubbliche, si sono impegnati uomini delle forze dell'ordine e
della magistratura che hanno pagato con la vita questo loro difficile
impegno a tutela delle istituzioni democratiche che oggi sono
messe fortemente in crisi da queste gravissime affermazioni".
"La
serenità - conclude - il rispetto, sono condizioni preliminari
di efficacia della lotta alla mafia tanto sbandierata nelle commemorazioni.
La credibilità della magistratura e specialmente di quella
siciliana, che ha pagato un prezzo enorme per questo Stato, non
può continuare ad essere messa a dura prova da affermazioni
così gravi e offensive".
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