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Il
premier sostiene di non essere stato imputato del giudice
Lo smentisce un verbale d'interrogatorio dell'84
Il giudice Squillante
e la bugia del Cavaliere
"Chiarisco che io sono
solo azionista della spa Fininvest"
Sei mesi dopo, il magistrato apre in Svizzera il conto "Rowena"
di CARLO BONINI E GIUSEPPE D'AVANZO
Silvio
Berlusconi ha sempre negato di aver conosciuto Renato Squillante
prima del 1987. Ha sempre negato di averlo avuto, nella veste di
indagato o di imputato, come giudice. Come ha sempre negato che
Squillante abbia mai giudicato gli affari e le attività del
suo gruppo. E' uno dei cardini della difesa del presidente del Consiglio.
Se manca quel legame e quindi la traccia di una convenienza, sostiene
il capo del governo, diventa ancora più evidente la strumentalità
politica delle mosse dei pubblici ministeri milanesi. Ancora recentemente,
nella lunga intervista al settimanale inglese Spectator, Berlusconi
ha ripetuto: "Squillante non aveva un processo che mi riguardava.
Perché il mio gruppo doveva pagarlo se non c'era un solo
processo in cui Squillante aveva le mani dentro? Tutti i processi
li avevamo a Milano. Due-tre processi, cause normali. Gli italiani
mi credono e non credono ai giudici".
Il capo del governo indubbiamente afferra il nocciolo della questione
che conviene proporre in forma interrogativa: hanno fatto bene gli
italiani a credere a Silvio Berlusconi? E' vero che il presidente
di Fininvest non è stato mai imputato dal consigliere istruttore
di Roma, Renato Squillante (condannato per corruzione in atti giudiziari
a 8 anni e sei mesi di carcere, nel processo milanese chiamato Imi-Sir/Lodo
Mondadori)? Repubblica è oggi in grado di documentare che
Silvio Berlusconi, con la sua Fininvest, è stato imputato
nei primi Anni Ottanta dinanzi al giudice istruttore Renato Squillante.
Alle 12,50 del 24 maggio 1984 fu addirittura interrogato da quel
giudice nel palazzo di giustizia di Roma, nelle stanze dell'Ufficio
Istruzione.
Più che un interrogatorio si trattò di una ristretta
riunione. Erano in quattro in quella stanza. Silvio Berlusconi,
Renato Squillante, assistito dalla sua segretaria Concetta Ialuna,
e l'avvocato Cesare Previti. A redigere il verbale con una grafia
larga e nervosa, Concetta Ialuna.
Silvio Berlusconi declina le sue generalità: "Sono Berlusconi
Silvio, nato a Milano il 29 settembre del 1936, ivi residente in
viale san Gimignano 12, coniugato, incensurato...". Squillante
avverte l'imputato "ai sensi dell'articolo 1 della legge 15/12/69
numero 932 che egli ha facoltà di non rispondere ma che,
se anche non rispondesse, si procederà oltre nelle indagini
istruttorie". Berlusconi dichiara: "Intendo rispondere".
* * *
Era accaduto che, nel 1982, l'Ecopost compartimentale di Roma avesse
segnalato con preoccupazione le continue interferenze nelle frequenze
radio della protezione civile e dell'aeroporto di Fiumicino di campi
magnetici provocati dalla selva di antenne e ripetitori tv impiantati
senza regole sulla vetta di Monte Cavo (nel comune di Rocca di Papa).
Un reato da poco, a ben vedere. Un anno di reclusione per interruzione
di pubblico servizio. Ma un gran bel guaio per le tv nel pieno di
una battaglia per l'occupazione delle frequenze.
Squillante tiene nel cassetto la denuncia per un paio d'anni. Quindi,
nell'aprile '84 le dà improvviso impulso. Dispone una perizia
tecnica che minaccia l'oscuramento o l'ordine di smantellamento
dei ripetitori. Notifica settanta comunicazioni giudiziarie che,
per l'allora vigente codice penale, trasformano l'"avvisato"
in imputato. Una di queste raggiunge Silvio Berlusconi, quale presidente
della società Fininvest, la capofila cui fanno capo Canale
5 e i suoi ripetitori.
Il 1984 è un anno decisivo per Berlusconi. Forte di tre
sentenze della Corte Costituzionale, la Rai si è rivolta
alla magistratura denunciando Canale 5 per "la contemporaneità
delle trasmissioni non via etere, ma a mezzo di video-cassette su
varie emittenti, intaccando così il privilegio monopolistico".
A Genova, il pretore Francesco Lalla aveva condannato Berlusconi
e altri dirigenti di emittenti private per aver irradiato in contemporanea
"identici programmi senza disporre della concessione".
I pretori di Torino, Roma e Pescara si preparavano a decretare il
divieto ai network di trasmettere su tutto il territorio nazionale.
In quella primavera dell'84, Berlusconi non ha bisogno di altri
guai giudiziari. Soltanto in autunno, con una "tempestività
da catastrofe nazionale" (come hanno scritto Ruggeri e Guarino
nel loro libro "Inchiesta sul signor tv"), Bettino Craxi,
capo del governo, firmerà un apposito decreto legge che neutralizza
l'intervento dei pretori legalizzando l'illegalità.
* * *
A leggere la prima frase affidata al verbale redatto da Squillante
c'è da osservare la curiosa formula che Berlusconi sceglie
per autodefinirsi. "Chiarisco - dice - che io sono solo azionista
della spa Fininvest... ". Solo azionista. Non l'unico azionista,
non il solo azionista. Né il solo proprietario. "Solo
azionista". Un modo cauto, guardingo per ridimensionare le
proprie responsabilità in Fininvest? O, al contrario, il
modo più autentico e corretto per definire la sua partecipazione,
il suo ruolo di comproprietario? "Solo azionista". La
frase riapre il tormentone di interrogativi (senza risposta) che
sempre ha accompagnato la storia imprenditoriale del signore di
Arcore. Chi erano i suoi soci all'inizio dell'avventura? E - per
aggiornarla - chi sono oggi i suoi soci, se ce ne sono ancora? La
struttura del gruppo Fininvest (vedi scheda) ha sempre tenuto protetta
la reale articolazione proprietaria garantendo l'anonimato ai possessori
delle obbligazioni di decine di holding che nascondono gli effettivi
patron del gruppo.
Davanti a Renato Squillante, Berlusconi, in quel 1984, racconta:
"Sono solo azionista della spa Fininvest, che è azionista
a sua volta maggioritaria della spa "Cofint" e questa
a sua volta è azionista maggioritaria della spa "Roma
2", la quale dunque gestisce direttamente l'emittenza Canale
5. E quindi alla società "Roma 2" fanno capo gli
impianti a suo tempo insistenti su Monte Cavo Vetta". A suo
tempo? "È da un certo tempo - chiarisce Berlusconi -
che tali impianti sono stati trasferiti in altro luogo. Quanto alla
installazione, io non solo non sapevo dove fosse stata attuata,
ma neppure me ne sono mai occupato, dal momento che io non ho mai
assunto cariche di amministrazione nelle due ultime società
("Cofint" e "Roma 2" ndr.), essendo solo presidente
della Fininvest". Solo presidente?
Chiusa così la strada che conduce alle sue possibili responsabilità,
Berlusconi si spende nella difesa dei suoi manager. "Aggiungo
che gli amministratori della "Roma 2", ovviamente, non
si occupano degli aspetti tecnici della installazione e manutenzione
degli impianti, cui attendono invece tecnici specializzati".
Sbarrata quest'altra porta (non si sa mai), Berlusconi liquida anche
la materia stessa dell'interrogatorio. "In ogni caso, mi pare
di poter dire che i nostri impianti, ovvero della "Roma 2"
proprio perché televisivi e a perfetta tenuta e tecnologicamente
perfetti, non hanno e non avrebbero potuto mai cagionare o contribuire
a cagionare interferenze o turbative su frequenze diverse".
Conclude Berlusconi: "Protesto pertanto la mia completa estraneità
per i fatti per cui è causa. Non ho altro da dire".
E sotto la sigla rituale "L. C. S." (letto, confermato
e sottoscritto), al centro della pagine, le firme di Renato Squillante,
Silvio Berlusconi e, più in basso, quella di Cesare Previti
che premette alla sua firma la sigla "Avv.".
* * *
Vediamo ora come Renato Squillante ricostruisce il primo incontro
con Silvio Berlusconi. Lo ha fatto recentemente in un'intervista
a Repubblica. Con parole che non si discostano di un millimetro
dalla rappresentazione scelta dal Capo del governo, che va ricordata.
Berlusconi dice: "Si fa dire al dottor Squillante che si apprestava
a chiedere un appuntamento con il dottor Berlusconi ad Arcore. In
un primo momento, pensai che volesse chiedere, come fecero molti
giudici, di partecipare alle elezioni come candidato al Senato (...)
Ma io posso affermare senza tema che qualcuno mi possa smentire
che io non ho mai ricevuto una telefonata dal dottor Squillante,
né ho mai avuto un appuntamento ad Arcore, né a Milano.
Non ho mai incontrato il dottor Squillante. Avevo avuto occasione
di conoscere il dottor Squillante, alcuni anni prima, nella sua
qualità di consigliere giuridico del presidente del Consiglio"
(dichiarazioni spontanee al Tribunale di Milano, 17 giugno 2003).
Qui, il signore di Arcore incorre in un lapsus. Intende dire, in
realtà, consigliere giuridico del Presidente della Repubblica,
perché infatti Squillante fu collaboratore del Quirinale
negli anni della presidenza Cossiga.
I ricordi di Berlusconi sono simmetrici ai ricordi di Squillante.
Nessuna traccia di quell'incontro nell'Ufficio Istruzione del maggio
1984. Nessuna memoria dell'inchiesta sui "pirati dell'etere",
come l'Ansa definì all'epoca quell'istruttoria. Ecco il racconto
di Squillante: "Nel 1987, incontrai Cesare Previti e Fedele
Confalonieri in via dell'Anima. All'epoca ero consigliere giuridico
al Quirinale e Silvio Berlusconi era seccato per non essere stato
incluso nella lista degli invitati per la Festa della Repubblica.
Mi venne chiesto di rimediare alla dimenticanza e così feci.
È forse la prova della mia corruzione?". Senza dubbio
non è una prova della corruzione di Renato Squillante.
Ma di certo non sorregge la credibilità del magistrato la
rimozione di quell'incontro con l'imputato Berlusconi il 24 maggio
del 1984. Di più: la credibilità di quel che fu il
potente consigliere istruttore del Palazzo di giustizia di Roma
è minacciata anche da una coincidenza temporale. Sei mesi
dopo quell'interrogatorio, il 12 novembre 1984, Renato Squillante
apre in Svizzera presso la "Società Bancaria Ticinese"
di Bellinzona il conto "Rowena" su cui affluirono nel
corso del tempo i dollari provenienti, via Previti, dai conti Fininvest.
Oggi Renato Squillante dinanzi al verbale che Repubblica gli mostra
allarga le braccia. Implora "Gesù!". Dice: "Giuro
sui miei figli che mi era passato di mente. Lo riconosco questo
verbale, eccome! Questa è la mia firma, Gesù! Se mi
fossi ricordato, non avrei detto un sacco di fesserie. Ma poi, i
giudici sono come i preti nel confessionale: gli passano davanti
centinaia di fedeli... Per l'imputato è diverso. Come è
possibile che anche Berlusconi se lo sia dimenticato? E Previti?
Perché pure lui non ricorda?".
* * *
Il 20 luglio del 1985, Renato Squillante chiude l'istruttoria sui
"Pirati dell'etere". Quarantaquattro i rinviati a giudizio.
C'è qualche nome che ancora oggi dice qualcosa: Teodoro Buontempo,
deputato di An e allora responsabile di "Radio Alternativa",
il radicale Paolo Vigevani, "Radio Verde", il leader dei
Cobas Piero Bernocchi, "Radio città futura". Nella
lista, non c'è Canale 5, non c'è Silvio Berlusconi.
Fininvest e il suo capo sono prosciolti.
Per quasi due decenni (nonostante sei anni fa L'Espresso abbia
svelato la faccenda, purtroppo senza poterla documentare), Berlusconi
ha taciuto su quell'interrogatorio pubblicamente negandolo e con
esso ogni legame con Renato Squillante. Mentendo ai magistrati (come
è legittimo, in fondo, per un imputato), ma quel che più
conta mentendo agli italiani. Negli Stati Uniti dell'amico George
W. Bush, una patacca come questa gli costerebbe la poltrona. E in
Italia?
(La Repubblica, 14 settembre 2003)
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Berlusconi
ha sempre negato di aver conosciuto Squillante prima del 1987
Squillante:
"Tutto vero, mi chiedo perché il Cavaliere non se
lo ricordi"
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