QUANDO MENTE UN PREMIER
di GIULIO ANSELMI

FINO a ieri si poteva solo immaginarlo. Silvio Berlusconi era sì definito a gran voce un bugiardo, e una delle sue raffigurazioni più ricorrenti era quella di Pinocchio, il burattino a cui si allunga il naso quando le racconta troppo grosse, ma ad accusarlo erano i suoi nemici, gente per definizione di parte, "comunisti", girotondini. Ora, dopo la comparsa di un verbale di interrogatorio del 1984 davanti al giudice Renato Squillante, che ancora pochi giorni fa il Cavaliere aveva assicurato di non avere mai incontrato per ragioni legate al suo ruolo ("non aveva un processo che mi riguardava") si può dirlo con sicurezza: Berlusconi, l´uomo più ricco d´Italia, il fondatore dell´impero televisivo del Biscione, il presidente del Consiglio, ha mentito. Risolutamente, ripetutamente, decisamente.
Il documento pubblicato ieri su Repubblica da Carlo Bonini e Giuseppe D´Avanzo -e confermato da quello che fu il potente consigliere istruttore del tribunale di Roma - rappresenta una inequivocabile smentita di quello che Berlusconi ha sostenuto nello scorso maggio in una conferenza stampa a Lussemburgo, il successivo 17 giugno nella famosa "dichiarazione spontanea" al tribunale di Milano che tanto impressionò gli aedi del premier per la "precisione" con cui questi sciorinò nomi, dati, circostanze e infine nella citatissima intervista al settimanale inglese Spectator: "Io non ho mai ricevuto una telefonata dal dottor Squillante, né ho mai avuto un appuntamento né ad Arcore né a Milano, non ho mai incontrato il dottor Squillante". E ancora: "Perché il mio gruppo avrebbe dovuto pagare Squillante se non c´era una mia sola causa che lui aveva per le mani?" . Aveva concluso, col suo eloquio così peculiare: "Posso affermarlo senza tema che qualcuno mi possa smentire".
Ma lo sbugiardano due pagine di verbale del 24 maggio 1984, contenenti il suo interrogatorio come imputato, debitamente stilate e sottoscritte, che finora anche il magistrato aveva dimenticato e che oggi riconosce (anche se rifiuta il collegamento tra il suo proscioglimento del signor Fininvest e la successiva apertura in Svizzera di un conto miliardario). Che farà Berlusconi? Qualsiasi cosa dica, qualsiasi contrattacco si prepari a sferrare, qualsiasi campagna mediatica intenda lanciare per difendersi o per intorbidare le acque, non potrà eludere un problema di fondo: come imputato può raccontare tutte le panzane che vuole, il codice non prevede che chi è sotto accusa aiuti i pubblici ministeri; ma come politico?
Fino ad oggi Berlusconi aveva ritenuto sufficiente sostenere che gli italiani lo avevano votato malgrado i suoi processi perché "hanno creduto a me e non ai miei accusatori". Ma ora c´è la dimostrazione che chi si è fidato di lui lo ha fatto sulla base delle sue false dichiarazioni: è stato, in altre parole, truffato. D´altra parte, la bugia serve a far credere vero qualcosa che non lo è, o non lo è del tutto. E la menzogna, su cui la letteratura mondiale, da Carrol a Orwell a Wilde ha scritto pagine memorabili e su cui si sono interrogati Kant e Platone, è un antichissimo strumento del potere. Ma se Machiavelli consiglia al Principe di simulare e dissimulare nel suo interesse, perché colui che inganna troverà sempre chi si fa ingannare, la democrazia non tollera la pubblica menzogna. Anche perchè il dilagare della falsificazione rischia di farla precipitare nel populismo. In un bel libro sull´argomento, "Breve storia della bugia", Maria Bettetini, filosofo all´università di Venezia, dice che la falsità ha bisogno di un ambiente protetto e riesce meglio se mascherata da elementi di verità e di verosimiglianza, come accade nei messaggi promozionali televisivi. Chi mente, è la regola-base, deve continuare a dichiararsi onesto, consapevole che, come nella "Patente"di Pirandello, viene ritenuto vero ciò che viene ripetuto con convinzione.
Berlusconi si vanta della fiducia ottenuta e ne dilata i confini fino a sostenere che può esprimersi come vuole, anche con i linguaggi più sgangherati, perché lui sa come parlare alla gente. Ma ora è chiaro che ha ingannato i suoi elettori. Chiederà loro scusa? Si servirà di arrischiati equilibrismi verbali per difendere la sua onorabilità? O farà mostra di niente convinto, come spesso è sembrato essere, dell´insensibilità istituzionale del suo elettorato? Certo, da noi non è facile immaginare un caso Gary Hart, principale candidato democratico per le presidenziali dell´88, costretto al ritiro dopo aver sfidato i giornali a provare una sua seconda vita extraconiugale: fu sorpreso con sulle ginocchia una certa Donna Rice, che oggi fa crociate contro la pornografia su internet. E nemmeno un caso Clinton, il presidente che rischiò l´impeachment per non aver detto la verità sui suoi rapporti con Monica Lewinsky. E forse l´opinione pubblica italiana manifesterebbe un´indulgenza maggiore di quella espressa dagli inglesi per il premier Tony Blair, a capo di un´amministrazione sospettata di aver reso più "sexy"i documenti dell´intelligence sulle armi di Saddam Hussein, enfatizzandone la pericolosità.
Ma anche in Italia esiste la netta percezione che le persone si distinguono in due categorie: quelle di cui ci si può fidare e le altre. E questo è un discorso prepolitico, che la diffusa diffidenza per il mondo politico non cancella. Non si tratta certo del rigore kantiano per il quale la verità è un dovere. Si tratta di banale buon senso o, se preferite, di istinto d´autodifesa: chi falsifica la verità nel proprio interesse non dà particolari garanzie di voler servire l´interesse generale. E un conto è la propaganda, un conto mascherare il proprio passato.
Come molte storie di menzogne, anche questa è una storia di potere: all´origine delle bugie, del resto, c´è spesso la volontà di averne di più. Ma è anche un capitolo dell´inadeguatezza istituzionale del capo del governo, che non riesce mai a incarnare il suo ruolo, sia che parli di se stesso o dei magistrati o di Mussolini, sia che racconti una storia, riletta a sua misura: la Storia d´Italia o le sue piccole storie.

La Repubblica LUNEDÌ, 15 SETTEMBRE 2003

 

 

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