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GIULIO
VITTORANGELI: LE ULTIME PAROLE DI SALVADOR ALLENDE
TRASMESSE DA RADIO MAGALLANES
Salvador
Allende: "La storia
e' nostra e la fanno i popoli"
"La
storia e' nostra e la fanno i popoli"; perche' e' troppo vero,
e' troppo bello, e' troppo giusto ed opportuno.
"Paghero' con la mia vita la difesa dei principi che sono cari
a questa patria. Cadra' la vergogna su coloro che hanno disatteso
i propri impegni, venendo meno alla propria parola, rotto la disciplina
delle Forze Armate.
Il popolo deve stare all'erta, vigilare, non deve lasciarsi provocare,
ne'
massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere
il
diritto a costruire con il proprio lavoro una vita degna e migliore.
Una parola per quelli che, autoproclamandosi democratici, hanno
istigato
questa rivolta, per quelli che, definendosi rappresentanti del popolo,
hanno
tramato in modo stolto e losco per rendere possibile questo passo
che spinge il Cile nel baratro.
In nome dei piu' sacri interessi del popolo, in nome della patria
vi chiamo
per dirvi di avere fede. La storia non si ferma ne' con la repressione
ne' con il crimine; questa e' una tappa che sara' superata, e' un
momento duro e difficile. E' possibile che ci schiaccino, ma il
domani sara' del popolo, sara' dei lavoratori. L'umanita' avanza
per la conquista di una vita migliore.
Compatrioti: e' possibile che facciano tacere la radio, e mi accomiato
da
voi. In questo momento stanno passando gli aerei. E' possibile che
sparino
su di noi. Ma sappiate che siamo qui, per lo meno con questo esempio,
per
mostrare che in questo paese ci sono uomini che compiono la loro
funzione
fino in fondo. Io lo faro' per mandato del popolo e con la volonta'
cosciente di un presidente consapevole della dignita' dell'incarico.
Forse
questa sara' l'ultima opportunita' che avro' per rivolgermi a voi.
Le Forze Aeree hanno bombardato le antenne di radio Portales e di
radio
Corporacion. Le mie parole non sono amare ma deluse; esse saranno
il castigo morale per quelli che hanno tradito il giuramento che
fecero.
Soldati del Cile, comandanti in capo ed associati - all'ammiraglio
Merino -
il generale Mendoza, generale meschino che solo ieri aveva dichiarato
la sua
solidarieta' e lealta' al governo, si e' nominato comandante generale
dei
Carabineros.
Di fronte a questi eventi posso solo dire ai lavoratori: io non
rinuncero'.
Collocato in un passaggio storico paghero' con la mia vita la lealta'
del
popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che consegnammo
alla coscienza degna di migliaia e migliaia di cileni non potra'
essere distrutto
definitivamente. Hanno la forza, potranno asservirci, ma non si
arrestano i processi sociali, ne' con il crimine, ne' con la forza.
La storia e' nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia patria, voglio ringraziarvi per la lealta'
che sempre
avete avuto, la fiducia che avete riposto in un uomo che e' stato
soltanto
interprete di grande desiderio di giustizia, che giuro' che avrebbe
rispettato la costituzione e la legge, cosi' come in realta' ha
fatto.
In questo momento finale, l'ultimo nel quale io possa rivolgermi
a voi,
spero che sia chiara la lezione. Il capitale straniero, l'imperialismo,
insieme alla reazione ha creato il clima perche' le Forze Armate
rompessero
la loro tradizione: quella che mostro' Schneider e che avrebbe riaffermato
il comandante Araya, vittima di quel settore che oggi stara' nelle
proprie
case sperando di poter conquistare il potere con mano straniera
a difendere
le proprieta' ed i privilegi.
Mi rivolgo, soprattutto, alla semplice donna della nostra terra:
alla
contadina che ha creduto in noi; all'operaia che ha lavorato di
piu', alla
madre che ha sempre curato i propri figli.
Mi rivolgo ai professionisti della patria, ai professionisti patrioti,
a
coloro che da giorni stanno lavorando contro la rivolta auspicata
dagli
ordini professionali, ordini di classe che solo vogliono difendere
i
vantaggi di una societa' capitalista.
Mi rivolgo alla gioventu', a quelli che hanno cantato la loro allegria
ed il
loro spirito di lotta. Mi rivolgo all'uomo del Cile, all'operaio,
al contadino, all'intellettuale, a quelli che saranno perseguitati,
perche' nel nostro paese il fascismo e' gia' presente da tempo negli
attentati terroristici, facendo saltare ponti, interrompendo le
vie ferroviarie, distruggendo oleodotti e gasdotti.
Di fronte al silenzio di quelli che avevano l'obbligo di intervenire,
la
storia li giudichera'. Sicuramente radio Magallanes sara' fatta
tacere ed il
suono tranquillo della mia voce non vi giungera'.
Non importa, continuerete ad ascoltarmi. Saro' sempre vicino a voi,
per lo
meno il ricordo che avrete di me sara' quello di un uomo degno che
fu leale
con la patria. Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il
popolo non deve lasciarsi sterminare e non deve farsi umiliare.
Lavoratori della mia patria: ho fiducia nel Cile e nel suo destino.
Altri
uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento
vuole
imporsi. Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi
viali
attraverso cui passera' l'uomo libero, per costruire una societa'
migliore.
Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori!
Queste sono le mie ultime parole, ho la certezza che il sacrificio
non sara'
vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sara' una punizione morale
che
castighera' la vigliaccheria, la codardia e il tradimento".
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: giulio.vittorangeli@tin.it)
per questo intervento.
Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori di questo
notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato
da sempre
nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti
e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un
rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni
di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune
tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti
umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione
e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da
lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo,
tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo,
ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto
Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il
suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio
1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998;
La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998;
I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale
a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua:
tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida
della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno,
luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo
2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi
della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico
che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli
che
solidarieta'".
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Salvador
Allende e' l'indimenticabile presidente del Cile democratico,
mori'
nel 1973 lottando contro i golpisti. Opere di Salvador Allende:
cfr. il
libro-conversazione con Regis Debray, La via cilena, Feltrinelli,
Milano]
"Era l'11 settembre. Distolti dalla loro missione ordinaria
da piloti pronti a tutto, gli aerei si scagliano verso il cuore
della citta' per abbattere i simboli di un sistema politico inviso.
Tutto accadde in un lampo:
deflagrazioni, facciate che saltano in aria, crolli di edifici
in un fracasso infernale. I superstiti atterriti fuggono coperti
da calcinacci e di polvere. I media diffondono la tragedia in
diretta... New York, 2001? No, Santiago del Cile, 11 settembre
1973. Colpo di stato del generale Pinochet, con la complicita'
degli Stati Uniti, contro il socialista Salvador Allende,
e bombardamento a tappeto del palazzo presidenziale, che provoca
decine di
morti e instaura per quindici anni un regime di terrore"
(Ignacio Ramonet,
"Le Monde Diplomatique" dell'ottobre 2001). Nessuno
ci ha ancora spiegato perche' se gli Stati Uniti fanno addirittura
una guerra per "portare la democrazia" in Iraq, hanno
fatto sanguinosi colpi di stato per toglierla in Cile e in altri
paesi dove c'era gia'.
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