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È
morto Claudio Sabbattini. Cgil, Fiom
e sinistra in lutto
di Bruno Ugolini
E così anche Claudio Sabattini se ne è andato, all'improvviso,
senza che nulla lo facesse presagire. Non è facile scrivere
di lui anche per chi come me, cronista sindacale specializzato in
metalmeccanici, lo ha seguito per lunghi anni, nelle più
diverse e contorte vicende. Era una personalità complessa,
difficile, non sintetizzabile con banali etichette, care al gusto
giornalistico immediato. Spesso e volentieri è stato incasellato
semplicemente come l'estremista, l'ala sinistra della sinistra,
il pericoloso settario. Oggi qualcuno potrebbe ripescare un aggettivo
caro al gergo un po' staliniano di un'altra epoca, quello dell'"avventurista",
destinato a portare inesorabilmente il movimento alla sconfitta.
Io lo ricordo, innanzitutto, come un dirigente serio e impegnato
della Fiom-Cgil, il sindacato dei metalmeccanici, tenacemente convinto
delle proprie idee, senza timori reverenziali nei confronti delle
"autorità" di ogni genere. Claudio difendeva, incrollabile,
le proprie posizioni, anche se la stragrande maggioranza dei suoi
stessi compagni, nel sindacato e nel partito di riferimento (dal
Pci ai Diesse), spesso le considerava sbagliate e pericolose. Non
era mai portato a rinunciare alla parola, a piegarsi al compromesso,
considerato, sovente, solo come uno sbocco opportunistico e non
un passaggio necessario. Era capace di analisi sofisticate in cui
collocava, con abilità, tutti i pezzi del quadro politico
e sindacale, con teoremi che apparivano perfetti. Ho sempre ammirato
la sua capacità di improvvisare, in riunioni, convegni, assemblee,
discorsi densi, concatenati, senza un appunto davanti agli occhi.
Aveva 65 anni ed era nato a Bologna. Qui aveva fatto il suo apprendistato
politico, mostrandosi con la faccia del "leader", fin
dalle prime esperienze, nel movimento universitario e nella Fgci.
Era entrato nella segreteria nazionale della organizzazione dei
giovani comunisti, dove aveva stabilito un rapporto di concorrenza,
ma anche di amicizia, ripresa negli anni futuri, con Achille Occhetto.
Il suo ingresso ufficiale nel sindacato lo fa nel 1970, quando diventa
segretario generale della Fiom di Bologna. Quindi eccolo passare
a Brescia, sempre nei panni di segretario generale dei metalmeccanici,
in un centro dalla fortissima tradizione operaista, dove già
era stato dirigente un altro importante leader della Fiom come Pio
Galli. Nel 1977 giunge a Roma nella segreteria nazionale dei metalmeccanici
Cgil. E' la Fiom di Bruno Trentin, di Pio Galli, di Ottaviano Del
Turco. Quell'arrivo fu accolto da molti con entusiasmo e da altri
con un malcelato timore.
Qualcuno raccontò che su un muro dell'allora Flm (Federazione
nazionale metalmeccanici) era apparsa una scritta "Arriva Sabata",
alludendo ad un eroe dei film western. Con Trentin, passato proprio
in quel periodo nella segreteria confederale della Cgil, mantenne
negli anni un rapporto affettuoso, anche se spesso e volentieri
tra i due c'erano stati scontri durissimi, posizioni assai diversificate.
Ad esempio nel corso della durissima vertenza Fiat del 1980, allorché
35 giorni di lotta aspra, portarono ad una sconfitta che ha pesato
lungamente sulle sorti del movimento sindacale. Una pagina che Sabattini,
allora responsabile proprio del settore auto, soffrì lungamente,
con una "elaborazione del lutto" non agevole. Il sindacato,
la Cgil non aprì una discussione approfondita su quei 35
giorni, lui però fu additato come una specie di capro espiatorio
e mandato, nel 1981, quasi in esilio in Liguria dove si era ammalato.
Lui stesso ebbe modo di raccontarmi come tra i pochi dirigenti che
andarono a trovarlo in quel periodo, per lui assai amaro, c'era
stato Bruno Trentin, amico ma anche pronto al duro contrasto politico
se necessario.
Ecco però Claudio Sabattini di nuovo pronto all'attività,
nel 1982, attento ai problemi dell'innovazione tecnologica, negli
uffici centrali della Cgil e poi, per tre anni, responsabile del
dipartimento internazionale confederale. Nel 1989 ritorna all'attività
sindacale vera e propria, come segretario generale della Cgil del
Piemonte e poi, il 15 marzo del 1994, prende il posto di Fausto
Vigevani come segretario generale della Fiom. E' un po' la sua rivincita:
lascia la sede di Corso D'Italia per ritornare negli uffici della
gloriosa Flm di Corso Trieste.
L'ultima tappa, recentissima, nel 2002, lo vede lasciare l'incarico,
obbedendo alle regole interne sui "mandati" sindacali
che scadono, per approdare in Sicilia, come segretario della Fiom
regionale. Il suo posto è preso da Gianni Rinaldini. Negli
ultimi mesi Sabattini era stato in qualche modo al centro di una
discussione, con altri, relativa alla possibilità di dar
vita ad un movimento anche politico, orientato a sinistra. Era un
tarlo che assillava lui come molti altri: l'esigenza di far posto
alla ricollocazione del ruolo del lavoro (e dei lavori) nel panorama
politico italiano, poichè gli sembrava insufficiente la sensibilità
su questi problemi nei Diesse e in Rifondazione comunista.
Una storia complicata, una vita nel sindacato. La malattia lo colpisce
in questa crudele estate. Anche Claudio se ne va. Non possiamo ricordare,
in questi momenti melanconici, altri suoi compagni, dirigenti della
Fiom che lo hanno preceduto. Come Airoldi, Garavini, Vigevani. Uomini
rocciosi, uomini non facili. La loro memoria suscita un sentimento
di nostalgia, in questi tempi dove abbondano altre tempre.
L'Unità, 3.9.2003
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