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Contessa
Entellina, dopo
secoli, resiste
ancora il fascino
del rito bizantino
Giuseppe
Borzì sulla gradinata della chiesa Madre di Corleone
IERI
SPOSO, DOMANI PRETE
CORLEONE
- Sabato pomeriggio, nella chiesa madre di Corleone, ha sposato
Giovanna Ciravolo. E fra due anni sarà ordinato sacerdote.
Impossibile? Al contrario, tutto normale. Infatti, lo sposo, Giuseppe
Borzì di 33 anni, è un cattolico di rito bizantino,
nativo di Contessa Entellina, una delle comunità di origine
albanese della Sicilia, dove i preti possono benissimo essere sposati.
E Giuseppe, che ancora studia teologia al Pontificio Collegio Greco
di Roma, intanto ha deciso di sposarsi. Poi, fra due anni, diventerà
"papas", cioè sacerdote. Il contrario non sarebbe
stato possibile, "perché nel nostro rito - spiega il
dott. Calogero Raviotta, presidente dell'associazione "Nicolò
Chetta, che si occupa del recupero e della valorizzazione del patrimonio
culturale di Contessa Entellina - l'uomo può sposare, ma
il sacerdote no". A festeggiare il lieto evento, che a Corleone
ha suscitato curiosità, c'erano l'eparca di Piana degli Albanesi,
monsignor Sotir Ferrara, i sacerdoti di rito bizantino e di rito
romano e Nino Lala, sindaco della piccola comunità a 18 chilometri
da Corleone. Insieme - ovviamente - a tanti parenti e amici.
Le comunità di origine albanese della Sicilia di rito bizantino,
come Contessa Entellina, Piana degli Albanesi, Palazzo Adriano,
Mezzojuso e della parrocchia della Martorana di Palermo, sono rimaste
fedeli alla tradizione originaria della Chiesa, che consentiva ad
un uomo sposato di essere ordinato sacerdote. L'obbligo del celibato,
invece, è stato istituito dalla Chiesa cattolica di rito
romano solo nel 1139, durante il Concilio lateranense, e resiste
fino ad oggi, anche se viene sempre più spesso contestato.
Recentemente, un sondaggio del settimanale cattolico "Famiglia
cristiana" ha rilevato che un buon 54% di cattolici italiani
sarebbe favorevole al matrimonio dei preti. "Qualcuno potrebbe
pensare che ci sia la corsa dei nostri preti verso il matrimonio
- spiega ancora Raviotta - invece questa possibilità oggi
viene utilizzata solo dal 4% di essi. Gli altri hanno liberamente
scelto il celibato". 
Ma perché la chiesa di rito bizantino, pur facendo parte
della chiesa cattolica d'Occidente, nata dallo scisma del 1057 (e
non - come comunemente si crede - della chiesa ortodossa d'Oriente),
ha mantenuto la tradizione dei preti sposati? E' ancora Calogero
Raviotta a spiegarlo: "Prima delle fuga nell'Italia meridionale
e in Sicilia, durante l'avanzata dei turchi e la progressiva islamizzazione
dell'Albania, interi villaggi venivano a trovarsi con pochi abitanti,
per cui i vescovi usavano - anche per necessità - ordinare
sacerdoti persone sposate, purché fossero dei buoni mariti
e dei buoni padri di famiglia".
"D'altra parte - sostiene lo studioso - a chi ancora si ostina
a stupirsi della nostra tradizione, vorrei ricordare che l'ordine
e il matrimonio, insieme al battesimo, alla cresima, all'eucarestia,
alla penitenza e alla estrema unzione, sono dei sacramenti, cioè
dei canali di grazia. Per cui, con una battuta, si potrebbe sostenere
che un prete sposato é portatore di una grazia in più".
E, a proposito di battute, Raviotta non sa trattenerne un'altra:
"Proprio perché si sposa l'uomo e non il sacerdote,
il nostro rito prescrive che un prete sposato, se rimane vedovo,
non possa più risposarsi. E questa, per la donna, moglie
di un sacerdote di rito bizantino, è un'ulteriore garanzia
di essere amata e rispettata...".
Dino Paternostro
13.7.2003
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