CORLEONE - La kermesse era stata preparata in ogni dettaglio. C'era la data: il 14 maggio. C'erano i locali: quelli del complesso S. Ludovico, sede del Centro di documentazione antimafia. C'erano pronti relatori ed ospiti: l'ex vice-comandante generale dell'Arma dei carabinieri Arnaldo Grilli, il docente universitario Vincenzo Pepe, il procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo Alfredo Morvillo, l'arcivescovo emerito di Palermo Salvatore Pappalardo, il presidente dell'Ars Guido Lo Porto, il prefetto di Palermo Giosuè Marino e persino il ministro dell'interno Giuseppe Pisanu. E c'era anche l'argomento: vivere la legalità a Corleone, a 40 anni dalla storica cattura di uno dei più feroci boss della mafia, quel Luciano Liggio, la cui latitanza era durata ben 16 anni. Ovviamente, stando al depliant illustrativo del comune di Corleone, il merito di quella brillante operazione era tutto del generale dei carabinieri Ignazio Milillo, deceduto lo scorso 27 gennaio, che aveva operato "personalmente l'arresto".
Due giorni fa, invece, l'indietro-tutta. Annullata la kermesse, "stracciati" i depliant e silenzio assoluto sull'intera imbarazzante vicenda. Perché imbarazzante è presto detto. Avrebbe fatto riaffiorare le polemiche tra carabinieri e polizia, che si trascinano da 40 anni, anche nelle aule di tribunale. Il tutto ruota attorno all'interrogativo su chi, la sera di quel 14 maggio del '64, arrestò veramente Luciano Liggio, che era nascosto in casa di Leoluchina Sorisi, la presunta fidanzata del sindacalista Placido Rizzotto. Fu veramente l'allora tenente colonnello dei carabinieri Ignazio Milillo ad irrompere per primo nell'abitazione di cortile Mangiameli e mettere le mani sulla "primula rossa" di Corleone? Oppure si trattò di un'operazione congiunta polizia-carabinieri, come ha sempre sostenuto il commissario di polizia Angelo Mangano, esibendo la foto che vede accanto a Liggio?
La tesi sposata dal sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi, era quella favorevole al generale Milillo, che un anno fa aveva nominato membro dei direttivo del Centro antimafia. Ma ha sottovalutato, probabilmente, i forti malumori che avrebbe provocato tra le forze di polizia e tra alcuni esponenti della sua stessa maggioranza di centrodestra. Fatto sta che, dopo concitate telefonate e frenetiche consultazioni sull'asse Corleone-Palermo-Roma, si è deciso di far calare il sipario su un'iniziativa nata male e finita peggio.
Dino Paternostro
8.5.2004

LA FOTO. Corleone, 14 maggio 1964: Luciano Liggio (al centro) tra il commissario Angelo Mangano e il maresciallo di PS Biagio Melita

 



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