LA STORIA
Dal console onorario Hanne Carstensen Castellucci a Janne Vibaeck Pasqualino. Nordiche diventate siciliane
Cuore danese che batte a Corleone
Matrimoni come moda, ma anche una gara di solidarietà

RITA CALAPSO

Scelgono di coronare il loro sogno d´amore in Sicilia. E non solo a Taormina o a Sperlinga, dove il Comune organizza accoglienti feste medioevali. Dal 1999 tra le coppie danesi si è diffusa la moda di convolare a nozze nel municipio di Corleone. Ogni coppia lascia simbolicamente le proprie radici, pianta un ulivo in una piazza, chiamata appunto Danimarca. Oggi gli ulivi sono quattordici. Un´idea del console onorario della penisola scandinava, Hanne Carstensen Castellucci, alla quale ne sono seguite altre. A Natale i danesi residenti nella provincia di Palermo e alcuni artigiani della penisola scandinava hanno montato una piccola fiera con i loro prodotti: dai piumini, ai pannelli solari, ai bellissimi addobbi natalizi tipici del nord Europa, ma anche dolci e bevande, con l´obiettivo di raccogliere i fondi per la costruzione di un parco giochi a Corleone. Come è nato questo interesse per la Sicilia? Il console onorario, madre di cinque figli, titolare della casa editrice "Sikania" e di una agenzia turistica, spiega: "I danesi hanno un forte senso della giustizia, non sopportano i soprusi, tendono ad aiutare i più deboli, corrono per compensare, con operazioni umanitarie, i bisogni negati". Birgitte Rasmussen, partecipe di questo movimento di interscambio culturale, residente a Palermo da quindici anni, sposata col ragazzo che incontrò tanti anni fa in campeggio a Cefalù, tre figli, commerciante a Monreale in pannelli solari danesi, se non fosse per l´aspetto nordico, sembrerebbe una palermitana doc. Eppure ci sono voluti quattordici anni per decidere se tornare (con la famiglia) a Copenaghen o rimanere a San Martino delle Scale. "Finalmente l´anno scorso ci siamo decisi, rimaniamo qua. Da quel momento ci siamo rasserenati. Gli inizi sono stati difficili, avevo un rifiuto per la Sicilia perché pensavo che sarei ritornata a Copenaghen, mi mancava la famiglia. Ma ho trovato gente generosa, qui ci sono sempre persone pronte ad aiutarti, la mentalità è aperta, la città è bella. Ma la burocrazia fa paura, da noi è tutto più semplice, ma questa ormai è la mia terra".
E come pensare il contrario, per esempio, di Janne Vibaek che arrivò in Sicilia alla fine degli anni Cinquanta? Il mondo del marito Antonio Pasqualino diventa il suo mondo, fatto di studio, di lavoro e di rapporti con artisti e intellettuali che proiettavano la Sicilia in una dimensione internazionale. Sono dei flash della Palermo di Janne che ti prendono l´anima. "Nel 1957 Palermo era meravigliosa - racconta - profumata, ai miei occhi molto esotica. Oltre la via Notarbartolo c´erano distese di aranci e limoni". Tre anni prima aveva conosciuto Antonio Pasqualino, giovane laureato in Medicina, in Inghilterra. Una vita ricca di interessi culturali, oltre che familiari (nascono tre figli, si laurea in Lettere moderne, e dirige il Servizio museografico dell´università di Palermo). La giovane scandinava e il chirurgo palermitano, "l´uomo dei pupi" come lo chiamava Umberto Eco, realizzano un sogno legato ad una grande passione condivisa per lo studio delle tradizioni popolari siciliane: la costituzione dell´associazione per la conservazione delle tradizioni popolari (1965), e la creazione del Museo internazionale delle marionette (1975) e del Festival di Morgana. Janne Pasqualino, docente alla facoltà di Lettere di museografia, oggi dirige il Museo delle marionette ed è presidente dell´associazione. "Ho ottimi rapporti con la mia famiglia danese, vado almeno una volta l´anno, mantengo la doppia cittadinanza, conservo insomma la mia danesità, anche con la lingua (tendo a parlare il danese degli anni cinquanta). Ma anche se alcune cose sono per me difficili da capire fino in fondo - l´invadenza della politica così forte, la burocrazia non come servizio, come diritto, ma come favore - anche se sono sola, (due figlie vivono a Parigi e a Roma) e potrei trasferirmi, qui dopo tutto mi trovo bene."

La Repubblica, 21 gennaio 2007

 



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