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CORLEONE
- Sono gli emigrati del terzo millennio. Non hanno più la
valigia di cartone come i loro nonni, ma la stessa necessità
di trovare un lavoro. Sono giovani che vanno via in silenzio, senza
fare notizia. L'ufficio anagrafe del comune non registra la loro
partenza, anche perché, per lavorare in un cantiere edile
del nord, non serve la residenza. Ma Corleone e tanti altri comuni
della Sicilia interna si vanno spopolando lo stesso. "Che ci
facevo a Corleone, se ancora dovevo chiedere i soldi per la pizza
a mio padre?", ci racconta Giuseppe, 24 anni, sposato, due
figli, che da un anno fa il muratore pendolare tra Milano e Vicenza.
Adesso è tornato in paese una settimana per le vacanze di
Pasqua. Ma dopo Pasquetta dovrà ripartire. L'attende il suo
datore di lavoro. "Certo che mi dispiace lasciare mia moglie
Luana e i miei due figli di tre anni e di un anno e mezzo - dice
- ma se voglio mantenerli dignitosamente devo tornare in continente,
dove guadagno quasi 2.000 euro al mese e non ho nemmeno la spesa
della casa, che la ditta mi ha messo a disposizione gratis".
Nel piccolo bivani di Vicenza Giuseppe vive con Angelo, un altro
ragazzo corleonese, e con due ragazzi della Moldavia, un fratello
e una sorella. "Ci troviamo bene insieme e non mi pare che
il razzismo sia così evidente come si legge sui giornali.
Nel cantiere dove lavoriamo ci sono altri operai, molti sono meridionali,
altri rumeni e albanesi. Addirittura c'è la corsa dei datori
di lavoro ad assumere e mettere in regola operai extracomunitari,
che così possono ottenere il permesso di soggiorno. Si può
dire che ormai la gran parte del lavoro in fabbrica viene svolto
dagli extracomunitari, che guadagnano tra gli 800 e i 1.000 euro.
Nei cantieri edili, invece, si guadagna di più perché
si possono fare più ore e sono la meta preferita da noi operai
meridionali. La verità è che al nord c'è un'offerta
di lavoro superiore agli operai disponibili, per cui i salari sono
buoni e i padroni fanno di tutto per tenersi stretti quelli che
trovano", sostiene Giuseppe. E aggiunge: "Si, in Lombardia
c'è freddo, c'è nebbia, ma io da lì credo che
non tornerò più, perché c'è pure il
lavoro. Anzi, a breve, anche mia moglie e i miei figli mi seguiranno,
affitteremo una casa e staremo tutti insieme. D'altra parte, a Corleone,
in Sicilia, che avvenire potrebbero avere i miei bambini? Ho lavorato
qualche anno in paese, ma a 35 euro al giorno e per 10 lunghe ore.
Per essere assunto, poi, ci vuole sempre la raccomandazione del
politico".
Eppure, fino a pochi anni fa, tra i giovani corleonesi c'era la
speranza di costruirsi un futuro in paese. "Pensavamo - dice
ancora Giuseppe - che il caseificio di contrada Noce, il mercato
ortofrutticolo, la metanizzazione e la realizzazione dell'area industriale
avrebbero creato nuovo lavoro, lavoro stabile. Invece, nonostante
i soldi spesi, il caseificio è ancora chiuso, com'è
chiuso il mercato ortofrutticolo. Mentre i lavori della metanizzazione
stanno portando solo sottosalario, lavoro nero e clientelismo".
"Ci lavorava il mio amico Angelo con una ditta della metanizzazione
a 35 euro al giorno, ma era sempre senza soldi. E' partito con me
per Milano con in tasca 250 euro: oggi è contento, ha comprato
il telefonino e sta comprando pure la macchina. Un altro mio amico,
Giovanni di 25 anni, quattro anni fa è emigrato a Padova,
dove ha cominciato a lavorare, si è sposato ed ha comprato
un appartamento di 125 mila euro, che a Corleone si sarebbe sognato",
racconta Giuseppe.
"A Corleone - conclude - un ragazzo può stare bene fino
a 18 anni. Poi, o si rassegna a vivere alle spalle del padre e del
nonno, oppure è costretto ad emigrare. E' vero, oltre a lavorare,
al nord ci sono anche più divertimenti, più svaghi.
Ma io e tanti come me, se avessimo un lavoro stabile a Corleone,
torneremmo di corsa, anche a piedi. Ma qui lavoro non ce ne sarà
mai perché non ci sono industrie. Con la nostra agricoltura
non si può campare: se un contadino deve comprare un chilo
di grano per la semina, lo paga più di 50 centesimi, ma se
poi vuole vendere il grano prodotto, glielo pagano appena a 15 centesimi
E' la politica, sono i nostri politici che governano a rovinare
tutto. La Sicilia e Corleone hanno questa disgrazia".
Dino Paternostro
6 aprile 2004
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QUANTI
SONO?
Quanti sono i ragazzi come Giuseppe che in questi ultimi anni
sono andati via da Corleone in cerca di lavoro? "La mia comitiva
era composta da 10 ragazzi - dice Giuseppe - ma già 7 siamo
partiti". I dati ufficiali, che può fornire l'ufficio
anagrafe del comune, non danno la dimensione del fenomeno. I numeri
parlano di 200 giovani "in uscita" negli ultimi tre
anni, ma sono solo quelli costretti a cambiare la residenza. Tanti
altri sono andati via, ma ufficialmente risiedono ancora a Corleone.
Come Giuseppe, come Angelo, come tanti altri.
"La nostra terra è bella, calda, non c'è nebbia.
Ma non c'è nemmeno lavoro, non ce ne sarà mai, con
questi nostri politici che promettono e poi non fanno niente",
denuncia il giovane.
d.p.
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