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CHE
SPERARE PER IL 2012?
di
Dino Paternostro
Che sperare per l'anno che verrà, per il 2012? Intanto,
che gli umani imparino veramente ad essere tali, attingendo alla
fonte della loro umanità e tirandone fuori tutto il meglio
che vi trovano dentro. Cioè, amore, solidarietà, giustizia,
comprensione, condivisione. Si tratta di un ragionamento astratto
e "buonista"? Può darsi. Ma la storia dimostra
che proprio gli uomini - quando l'hanno davvero voluto - sono stati
capaci di tirare fuori e praticare questi valori. La speranza è
che lo facciano nuovamente adesso, subito, prima che sia troppo
tardi. Questo vale per tutte le donne e per tutti gli uomini del
mondo. E quindi anche per l'Italia, la Sicilia, Corleone. Questo
nostro "piccolo"mondo ha bisogno di pace sociale e di
concordia politica. Solo così si potrà produrre quello
sforzo necessario per uscire da una crisi, che è economica
e finanziaria, ma anche etica e politica. Ovviamente, pace sociale
e concordia politica non possono significare assenza di conflitti,
ma capacità di trovare nuove armonie, di fare nuove sintesi
e di produrre sforzi sinergici. È questo che dovrebbero saper
fare gli operatori economici e finanziari, le forze politiche e
le grandi organizzazioni sociali, stimolando, così, lo spirito
di emulazione dei cittadini.
È realistico nutrire simili speranze? No, non lo è
affatto. Ma ognuno di noi ha il diritto-dovere di coltivare l'utopia,
che (ormai lo sappiamo) non è l'impossibile, ma l'impossibile
di oggi e il possibile di domani. Per "domani", allora,
dobbiamo coltivare tante speranze (ed operare per renderle concrete).
La speranza, per esempio, che la Sicilia non sia più terra
di conquista, presenza "a perdere" nel Mediterraneo, ma
"ponte" positivo e fecondo tra Nord e Sud del Mondo, tra
Europa e Nord-Africa. Che la Sicilia non sia più terra di
alchimie e di tatticismi esasperati tra le forze politiche e all'interno
di ciascuna di esse, ma terra di confronto serio sulle strategie
da mettere in atto per fronteggiare la crisi e creare lavoro e sviluppo.
Lavoro e sviluppo produttivo, non fittiziamente tale. Che la Sicilia
non sia più terra di patti scellerati tra mafia, politica
ed economia, ma una terra libera dai soprusi, dalle violenze e dal
sangue. Libera dalla mafia e dalla cattiva politica.
Ciò vale anche (e a maggior ragione per noi che ci viviamo)
per la nostra Corleone e per i comuni della zona, con i quali costituiamo
ormai una "grande città". È tempo di mettere
in campo una strategia territoriale per fronteggiare le emergenze
e costruire sviluppo e lavoro nella legalità. Non siamo all'anno
zero, ma bisogna imboccare decisamente questa strada. Senza se e
senza ma, come si usa dire oggi. Basta, allora, alle politiche di
piccolo cabotaggio, ai meschini clientelismi, alle scelte asfittiche,
che umiliano le persone e i cittadini, stimolandone lo spirito di
dipendenza, piuttosto che lo spirito di autonomia e di rinascita.
Non è svendendo l'acquedotto cittadino e l'acqua pubblica
per "sistemare" qualche amico e qualche parente, che si
costruisce una Corleone degna del titolo di "Città",
recentemente ri-conosciutoci dal Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. Non è disperdendo in una sola "notte bianca"
(o nera?) 150 mila euro, che si promuove il divertimento e lo sviluppo
di una comunità. E nemmeno "bruciando" 60 mila
euro per un'estate insignificante, "significativa" solo
per qualche associazione "amica" di qualche amministratore
comunale, che così guadagna qualche migliaio di euro. E,
infine, non è sproloquiando ogni giorno contro la mafia e
praticando ogni minuto clientelismi (piccoli e meschini) che Corleone
potrà essere davvero "città della legalità"
Corleone ha bisogno di ben altro e merita di più. Ha bisogno
di dare e ricevere fiducia in Italia e nel Mondo. Ma "l'operazione
fiducia" per riuscire deve fondarsi su uno sforzo serio e concreto
di valorizzazione delle nostre risorse umane e materiali. Senza
appartenenze asfittiche, ma col coinvolgimento di tutte le persone
serie, oneste ed animate da buona volontà. Molte di queste
persone - i nostri giovani! - sono disoccupate senza speranze o
"emigrati" nel Nord Italia e in Europa. Bisogna dare possibilità
concrete di lavoro ai primi (non la miserabile e la non mantenibile
"promessa" del posto) e l'opportunità di ritorno
agli altri, molti dei quali sono "cervelli" di cui abbiamo
enormemente bisogno per produrre sviluppo e servizi di qualità.
La campagna, i pascoli e i boschi (insomma, la nostra l'agricoltura)
non devono essere un problema, ma la risorsa su cui puntare. Altro
che città a prevalente vocazione turistica! Corleone è
una città a prevalente vocazione agricola. Chi dice il contrario
(se non è scemo), nasconde chissà quali intenti speculativi.
L'agricoltura (nel bene e nel male) è stata il nostro passato
e sarà il nostro futuro. Ma perché il futuro sia migliore
del passato, bisogna puntare su un'agricoltura produttiva, che non
svenda allo speculatore di passaggio i suoi (ottimi) prodotti, ma
li trasformi e li metta sul mercato con un valore aggiunto enormemente
moltiplicato. Dobbiamo produrre, ma non dobbiamo più vendere
grano, ma farina, pane, pasta e dolci. Dobbiamo produrre, ma non
dobbiamo più vendere l'uva, ma il vino (preferibilmente in
bottiglia). Non dobbiamo più (s)vendere il nostro pomodoro,
ma trasformarlo in passata, in pelato, in conserva. Non dobbiamo
più (s)vendere il latte, ma trasformarlo e sperimentare -
magari - una centrale del latte fresco, al servizio di Palermo e
della sua provincia. Esistono già esperienze positive in
questo senso. Alcune nostre aziende private hanno conquistato importanti
nicchie di mercato. Le cooperative che lavorano sui terreni confiscati,
ormai producono e distribuiscono sul mercato nazionale ottimi prodotti,
che hanno in più la vitamina "L" della Legalità.
Il pastificio della coop "Rinascita Corleonese" sta dimostrando
che si può essere antichi e moderni: ritornare all'antica
cooperazione "inventata" da un apostolo del socialismo
rurale come Bernardino Verro, ed inserirsi nel mercato con ottimi
prodotti, capaci di accorciare la filiera economica e rafforzare
la filiera etica. Ed indicare, così, che può esistere
un modo nuovo e diverso di creare lavoro e sviluppo.
Sono soltanto alcune idee, buttate giù alla rinfusa, l'ultimo
giorno dell'anno, per mantenere vivo il dialogo con i nostri lettori
ed indicare una strada su cui operare. In questo modo, però,
vogliamo dare l'idea del livello di confronto tra le forze politiche
e sociali che vorremmo si realizzasse nella nostra città
e nel nostro territorio. Infatti, ci appassiona poco il toto-sindaco
di queste settimane, che precedono le elezioni amministrative della
primavera prossima. Più interessante è ragionare sulle
cose da fare, sui programmi da realizzare, sulla coesione sociale
da sviluppare, sulla fiducia da costruire. Buon 2012, Mondo! Buon
2012, Italia! Buon 2012, Sicilia! E, infine, buon 2012, Corleone,
perché ne hai davvero bisogno!
Dino Paternostro
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