Giuseppe "Peppe" Russo, uno stalinista romantico...
(II parte)


Se il movimento contadino degli anni 49-50 del secolo scorso fu apparen-temente sconfitto sul terreno dello scontro sociale, come osserva Pio La Torre, "ebbe invece uno sbocco sul piano parlamentare e legislativo, e aprì, quindi, la stagione delle leggi di riforma: sul piano nazionale la legge Sila e la legge Stralcio e, in Sicilia, la legge di riforma agraria, votata dall'assemblea regionale nel no-vembre del 1950".
Piuttosto che di Riforma, tuttavia, Francesco Renda parla di Controrifor-ma, poiché quella approvata da un governo di centro-destra non era la legge volu-ta dal movimento contadino, al punto che i lavoratori della terra imboccarono la via dell'emigrazione all'estero o verso il triangolo industriale del Nord. Secondo l'interpretazione dello studioso tedesco P. Kammerer (Mafia. L'onorata società dei padroni, 1973), "Nessuna mafia sarebbe stata in grado di separare [tanti] lavo-ratori dai loro piccoli appezzamenti di terra, dai loro strumenti di lavoro, e di spe-dirli nelle fabbriche del Nord".
Le "passioni rivoluzionarie" dei braccianti e dei contadini poveri non pote-rono quindi trasformarsi in "passioni democratiche", come ha sottolineato Aldino Monti (I braccianti, 1998).
Molti giulianesi presero così la via del Canada e dell'America latina, della Germania e della cintura milanese (con una forte presenza a Parabiago), ma Peppe Russo volle continuare la sua tenace lotta nel paese natio, scontrandosi ancora una volta con una chiesa locale ligia ai decreti del Sant'Uffizio.
In un clima da guerra civile fredda e di contrasti ideologici tra il Vaticano e il Patto di Varsavia, che culminò col decreto di scomunica da parte di papa Pio XII, anche a Giuliana, un piccolo centro dell'arcidiocesi di Monreale, si registrò infatti il conflitto tra la chiesa locale e la bandiera rossa, al punto che il parroco, don Pietro Marchisotta, di formazione gerarchica e geddiana, si mostrò partico-larmente severo con i comunisti ed in particolare con Giuseppe "Peppe" Russo, al quale rifiutò il sacramento del matrimonio con la sambucese Giovanna Abruzzo (per cui fu costretto a ricorrere al vincolo civile celebrato nel 1954 dal sindaco di Sambuca di Sicilia con l'intervento della banda municipale), radiandolo anche dalla confraternita di appartenenza, quella del Crocifisso, la più "rossa" tra le quattro Confraternite allora esistenti a Giuliana (accanto a quelle del Sacramento, degli Agonizzanti e di Maria SS. dei Sette Dolori).

Il decreto del Sant'Uffizio del 1° luglio 1949 precisava che dovevano considerarsi scomunicati "i fedeli che professano la dottrina del comunismo, materialista e anticristiano, e anzi tutto coloro che la difendono o se ne fanno propagandi-sti".
Il testo, che non si rivolgeva agli italiani ma a tutti i fedeli, in un momento in cui nei Paesi comunisti si andava organizzando una lotta aperta contro la reli-gione (con l'arresto nel 1948 del cardinale Mindszenty, primate d'Ungheria, il quale venne sottoposto ad un processo-farsa) in Italia provocò molte sofferenze e discussioni per le varie interpretazioni cui si prestava, inducendo tanto i preti che i vescovi ad assumere atteggiamenti diversi, al punto che ancora oggi, come scrive il teologo Maurilio Guasco, "possiamo anche dire che quel decreto di scomunica rappresenta una pagina molto sofferta della nostra storia". (Tuttavia, verso la metà degli anni '80, sarebbe avvenuta la riconciliazione tra l'ex-parroco Marchisotta e il Russo, grazie all'intervento di don Calogero Giovinco, responsabile diocesano-dei "Cursillos di Cristianità", nel corso di un cenacolo tenuto a Giuliana con la partecipazione dei rappresentanti di tale movimento e della comunità ecclesiale locale).
Se oggi possiamo annoverare Stalin nella storia compiuta del '900 come un personaggio di primo piano, il giudizio sul suo conto è sicuramente negativo, come "negativo" è stato sia l'uomo ("un uomo inumano" lo ha definito Churcill) che il suo operato, caratterizzato da una "quantità smisurata di devastazione fisica, morale e intellettuale", secondo le parole di Robert Conquest. Lo stesso studioso dà conto tuttavia del successo avuto dal dittatore georgiano (e non solo sui suoi compatrioti) laddove afferma che "Stalin rappresenta il dogmatismo, la fede in una teoria millenaristica al suo livello più rozzo". Ecco perché anche il giulianese "Peppe" Russo ha avuto Stalin dentro di sé tutta la vita, anche dopo la cosiddetta "destalinizzazione" operata da Kruscev nel 1956, ma ha plaudito alla caduta del muro di Berlino (1989) con il conseguente sgretolamento dell'Unione Sovietica, pur convinto che "se l'albero muore restano le radici".
Amante della lettura e con una grande passione per i cruciverba, nonostan-te la sua istruzione elementare, Giuseppe Russo soleva esplicitare i suoi pensieri e le sue opinioni in fogli dattiloscritti (una sorta di "proclami") che affiggeva nei lo-cali pubblici di Giuliana. Chi scrive ha avuto modo di leggerne parecchi nel bar La Russa, della signora Petronilla, allorché la sua sede era ancora in via Roma (la "piazza"). I figli Giuseppina e Leopoldo conservano religiosamente gli originali manoscritti di tali fogli, alcuni dei quali ho avuto modo adesso di osservare ed uti-lizzare per il presente saggio (vedi Appendice documentaria).
Da essi si evince come il Russo fosse un acuto osservatore tanto della real-tà paesana che degli eventi nazionali e internazionali. Così, mentre da un canto esprime il suo disappunto per un sindaco socialista sempre pronto a fare le sue comparse con la fascia tricolore, ma che disconosce le esigenze ricreative degli anziani e dei reduci di guerra costretti a "trascorrere l'inverno sul marciapiede spremuti come limoni o nei bar dove non c'è spazio nemmeno per stare ritti", e-sprime dall'altro canto il suo plauso al presidente della Repubblica Sandro Pertini (che "nei suoi discorsi ha dimostrato più volte che il popolo italiano ama la pace e il lavoro") per avere affermato in occasione di un funerale di stato che "il terrori-smo nella disoccupazione trova il terreno fertile".
Parole di stima sono rivolte da Peppe Russo anche al pontefice Carol Wo-jtyla (il profeta slavo che poi avrebbe chiesto perdono per le colpe storiche della Chiesa), il quale, "visto il risultato elettorale della sua Polonia, ebbe a dire che bi-sogna pigliare dal socialismo tutto ciò che c'è di buono". In effetti già nella sua prima enciclica, la Redemptor hominis, papa Giovanni Paolo II aveva affermato che "la Chiesa rispettava le soluzioni che l'umanità aveva elaborato per i proble-mi del mondo. Essa non rifiutava ogni sistema a priori. Tutti i sistemi richiedeva-no una "continua revisione", comunque, un'alternativa ai propri ideali originali" (Luxmoore e Babiuch, Il Vaticano e la bandiera rossa, 2001).
Attualissimi sono altresì i pensieri di Peppe Russo sulla prima Guerra del Golfo (1991), allorché si chiedeva: "vale veramente la pena ammazzare e farsi ammazzare per difendere dal lupo iracheno il Petrolio che non è nostro, mentre migliaia di lupi se ne stanno tranquillamente in patria a soffiare sul fuoco per ar-ricchirsi di più sulla pelle dell'umanità?".
Giuseppe Russo ha plaudito alla caduta del muro di Berlino e al "crollo del co-munismo in quei paesi dove, tra i tanti errori umani, lo stato assicurava a tutti una mo-desta casa e un lavoro", ma al tempo stesso si chiedeva: "come facciamo noi a uscire dall'incalzante crisi economica senza il crollo del capitalismo che l'ha generata?".
Tuttavia, in uno scritto "poetico" posteriore, il Russo avrebbe affermato: "crolla quel muro ma l'idea non muore / reciso è l'albero, restan le radici".
Come si è potuto vedere, la vicenda umana di Giuseppe "Peppe" Russo ci ricorda per certi versi quella del mugnaio Menocchio de Il formaggio e i vermi di Carl Ginzburg, il quale finì al cospetto dell'Inquisizione per la sua personale con-cezione cosmogonica che veniva a cozzare con quella cristiana.
In definitiva possiamo dire che il Russo ha vissuto da povero mortale il "seco-lo breve" degli orrori, delle ideologie, delle disfatte e delle tragedie, caratterizzandosi come il tipico "eroe del quotidiano", pur nella fedeltà assoluta alla sua ideologia. Con la sua morte, avvenuta tre anni prima della pubblicazione de Il libro nero del comuni-smo (1997) di Stéphane Courtois et alii, non fece in tempo, tuttavia, a potersi rendere veramente conto che "i paesi comunisti si sono dimostrati molto più efficienti nella produzione di gulag e cadaveri che in quella di grano e di beni di consumo".

5 giugno 2003




ALLEGATI


Documento I

All'amministrazione comunale di Giuliana

Speriamo che questa nostra insistenza non sia di disturbo come noi non ci disturbiamo quando ci venite a bussare le porte per il voto, ma con tante ingiusti-zie che ci circondano non si può tacere. Mentre per noi non c'è spazio, ci sono lo-cali disponibili dove senza alcun risultato si continua a coltivare l'ozio padre dei vizi. Intanto noi anziani e reduci che abbiamo sofferto tanto durante i tempi diffi-cili quando qui a Giuliana mancava persino l'acqua e la luce, restiamo a trascorre-re l'inverno sul marciapiede come limoni spremuti o nei bar dove non c'è spazio nemmeno per stare ritti. Tutto ciò mentre il sindaco con la sua fascia tricolore, qui a Giuliana rappresenta la Patria per la quale abbiamo consumato male i nostri mi-gliori anni. Il nostro primo concittadino se vuole onorare i nostri compagni caduti in guerra, dovrebbe venire incontro alle nostre esigenze concedendoci un locale adeguato, onde trascorrere tra coetanei, gli ultimi anni della nostra esistenza. Cor-dialmente.
Reduci e anziani giulianesi


Documento II

Pertini
Con l'occasione preferisco rilevare la nobile figura del nostro presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini. Il vecchio presidente infatti oltre alla sua collezione di pipe, ben conosce le esigenze degli italiani in guerra e in pace, ne intuisce le aspirazioni e le ansie. Durante l'ultima guerra seppe tenere alta la bandiera dell'antifascismo e fu uno dei promotori della resistenza rischiando spes so la vita per farlo fuori. Nelle tragiche occasioni lo abbiamo visto alla televisione col suo carico di anni e di esperienze, ma sempre energico ed arzillo, consolare le famiglie dei caduti, lo abbiamo visto umile e commosso come un fratello del po-polo italiano. Non per niente qualcuno lo chiama il presidente dei funerali. Nei suoi discorsi ha dimostrato più volte che il popolo italiano ama la pace e il lavoro, ma voglio sottolineare una sua frase che pronunciò in occasione di un funerale: Il terrorismo nella disoccupazione trova il suo terreno fertile. Con questa frase il vecchio presidente ovviamente sperava che gli antiterroristi, gli antimafia e gli an-tidroga cambiassero metodo di lotta e che il problema fosse risolto alla base eli-minando la disoccupazione e facendo d'Italia la vera patria di tutti gli italiani, non solo in tempo di guerra per mandarli al macello, ma anche in tempo di pace assi-curando a tutti pane e lavoro.
[Peppe Russo]


Documento III

[Il crollo del comunismo]
Siamo felici di aver visto il crollo del comunismo in quei Paesi dove fra i tanti errori umani lo stato assicurava a tutti una modesta casa e un lavoro, ma co-me facciamo noi a uscire dall'incalzante crisi economica senza il crollo del capita-lismo che l'ha generata? Non è più possibile ricorrere a una guerra antica come quella che i nostri nonni combatterono nelle trincee sul Carso. Purtroppo la verità viene occultata perché fa male ai conservatori, ma per la prima volta il Papa visto il risultato elettorale della sua Polonia, ebbe a dire che bisogna pigliare dal socia-lismo tutto ciò che c'è di buono. Intanto dopo cinquant'anni di belle parole prive di contenuto, si vuol far credere che qualcosa sta per cambiare, ma senza l'abbattimento del sistema capitalista e senza il trasferimento allo Stato dei mezzi di produzione, il desiderio di cambiare resterà come una tomba nel cuore dei gio-vani in cerca del primo impiego.

È ovvio che ai capitalisti per arricchirsi interessa soltanto tenere alti i prez-zi anche quando le merci restano invendute nei magazzini col conseguente risulta-to della chiusura delle fabbriche e dei licenziamenti.
[Peppe Russo]


Documento IV

[La prima guerra del Golfo]
Per i comunisti di base questa guerra non è una sorpresa. Fin dai primi giorni del dopoguerra sapevamo che il capitalismo porta nel suo seno la guerra e dopo un lungo periodo di pace conclude il suo tempo come una donna al nono mese di gravidanza. Abbiamo seguito passo per passo tutti gli interventi militari nelle varie parti del mondo dalla Corea al Vietnam alla Libia, al Panama e infine nell'Iraq per scatenare un conflitto a livello mondiale. Abbiamo denunciato il pe-ricolo di stare trainati al carrozzone bellico statunitense, ma purtroppo non siamo stati intesi finchè siamo stati coinvolti in questa guerra inutile e come sempre a pagarne le spese è sempre il popolo minuto e a beneficiarne sono in primo luogo i fornitori di armi che stanno facendo affari d'oro senza paura di crisi. Ma poiché ci siamo, vale veramente la pena ammazzare e farsi ammazzare per difendere dal lu-po iracheno il Petrolio che non è nostro, mentre migliaia di lupi se ne stanno tran-quillamente in patria a soffiare sul fuoco per arricchirsi di più sulla pelle dell'umanità? Nel rispetto della Costituzione l'Italia ripudia la guerra quale mezzo di offesa degli altri stati. Il suo esercito serve in caso di bisogno per difendere la patria entro i suoi confini. Per fortuna i compagni del P. C. I. questa volta hanno saputo fare il proprio dovere votando contro la guerra, ma è troppo tardi, ormai non c'è altro da fare che di unirsi per salvare il salvabile.
[Peppe Russo]


Documento V

Eppur si muove!

Un giorno un Papa essendo in preda all'ira
fermar la terra volea contro Galilei,
ma da quel giorno ancor la terra gira
e sempre girerà signori miei!

Poi con la scomunica la Chiesa
altra scienza fermar volea.
Ma che illusione! Ma che pretesa!
non fu possibile fermar l'idea.

Adesso ancor si vuol fermare
il comunismo la spina al cuore,
i capitalisti si dan da fare
crolla quel muro ma l'idea non muore.

C'è poco da gioire egregi amici,
ove ci son disoccupati non c'è pace,
reciso è l'albero restan le radici,
per trovar lavoro bisogna statizzar, vi dispiace?

Un bel buco nell'acqua ormai faceste,
la scienza con la spugna cancellaste,
or come si fa a fermar tutte le teste
che dopo il crollo in tutto il mondo son rimaste?

Pria di lapidar l'altrui finestra
guardate che succede in casa vostra,
invece di ostacolar la via maestra
cercate di pulir la strada nostra.

Corrotti e corruttori in questo caso
vorreste conquistar quel gran Paese?
guardate un po' aldilà del vostro naso:
il comunismo la sua marcia già riprese!

Peppe Russo


FINE

 

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