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Il
giudice Antonio Ingroia al processo: "Cosa Nostra scelse Marcello
Dell'Utri"
PALERMO - "Marcello Dell'Utri era ritenuto da Cosa nostra
all' inizio degli anni Novanta più affidabile di Bagarella".
Lo ha detto il pm Antonio Ingroia, secondo cui "dentro Cosa
nostra furono fatte delle primarie che portarono a scegliere Dell'Utri
piuttosto che Bagarella". Ingroia è intervenuto nella
decima udienza del processo al senatore di Forza Italia accusato
di concorso in associazione mafiosa, dedicata alla requisitoria.
Il magistrato ha ricostruito gli scenari politico-mafiosi dalla
metà degli anni Ottanta fino al 1994, ricordando gli equilibri
interni di Cosa nostra e sottolineando "il fatto che Dell'
Utri avrebbe trattato direttamente con i capimafia senza passare
per il tramite di Gaetano Cinà (coimputato in questo processo
ndr) o di Vittorio Mangano". Ingroia ha ricordato che Cosa
nostra nell' 87 iniziò a "cambiare cavallo e questa
storia - afferma il magistrato - inizia nel momento in cui Riina
decide di "mettersi" nelle mani Dell'Utri".
Per l' accusa l' imputato avrebbe proseguito nel suo ruolo di "interfaccia
fra il gruppo Berlusconi e Cosa nostra". "Dopo le condanne
al maxi processo e le leggi per combattere la mafia - afferma Ingroia
- Cosa nostra fa nuove alleanze con l' universo politico e riprende
la lunga marcia degli uomini di Riina nella galassia Fininvest.
Cinà per questo motivo diviene personaggio importante agli
occhi di Riina per le alleanze. Dell' Utri e Cinà erano i
palermitani in missione a Milano per conto di Cosa nostra, erano
i cavalli di troia nel gruppo imprenditoriale più importante
d'Italia, e serviranno a Riina per riciclare denaro, ma soprattutto
per mettere dentro gli uomini che potevano veicolare le richieste
della mafia che fino ad allora erano state rivolte ad altri politici".
Per Ingroia l' obiettivo di Riina era quello di contattare Bettino
Craxi tramite Dell'Utri e Berlusconi.
E' stato preso in esame il periodo delle stragi del '92 e '93 e
la nascita di "un nuovo soggetto politico" di cui è
stato protagonista l' imputato, ed Ingroia ha ricostruito i collegamenti
fra politica e mafia negli anni Ottanta e Novanta, passando per
la caduta del muro di Berlino. Secondo il pm "Cosa nostra aveva
l' esigenza di rinnovare i propri referenti politici e nello stesso
periodo Dell' Utri - aggiunge Ingroia - studia il modo con cui far
nascere un nuovo soggetto politico (Forza Italia ndr) mentre i boss
decidono di azzerare i contatti con i vecchi referenti politici".
"Il progetto politico di Dell'Utri - afferma il magistrato
- viene preferito dai capimafia rispetto a quello di Sicilia Libera,
il movimento che era stato fondato da Leoluca Bagarella per "farsi
Stato" e candidare loro uomini". "Il senatore - aggiunge
- si è adoperato per la nascita del soggetto politico Forza
Italia al fine di procurare vantaggi all' organizzazione mafiosa
e si è adoperato in politica anche nell' interesse di Cosa
nostra".
Ingroia spiega che l'imputato avrebbe traghettato i suoi "contatti"
dalla mafia degli anni settanta di Stefano Bontade e Mimmo Teresi,
a quella degli anni Ottanta di Totò Riina e infine a quella
di Bernardo Provenzano. E qui arriva la "trattativa" che
ci sarebbe stata fra i boss e lo Stato di cui parla Ingroia. "Questi
aspetti - precisa il pm - non sono mai stati oggetto delle indagini
su Dell'Utri. Ci siamo trovati, durante il dibattimento, con le
dichiarazioni di Nino Giuffrè ed altri pentiti, e le intercettazioni
ambientali che riguardano l' imputato e di fronte a queste cose
come fa il pm a metterle da parte?".
Il magistrato spiega che "non è stata fatta alcuna
indagine sull' attività politica di Dell' Utri in favore
di Cosa nostra, ma sono state ascoltate soltanto le dichiarazioni
dei collaboratori". In conclusione Ingroia dice: "La sua
attività politica è mera conseguenza dei suoi rapporti
con Cosa nostra". La requisitoria proseguirà il 24 maggio.
"Dopo oltre un mese di farneticanti sceneggiate da film, siamo
ora giunti al delirio della pubblica accusa secondo cui Forza Italia
sarebbe nata, addirittura contro la volontà del Presidente
Berlusconi, per fare un favore a Cosa nostra. Come commentare il
ridicolo?". Lo ha detto il senatore Marcello Dell'Utri in una
nota diffusa in relazione all' udienza di stamane del processo a
suo carico in corso a Palermo.
18 Maggio 2004
NELLA FOTO: Marcello Dell'Utri
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