MA IN CHE PAESE VIVIAMO?

Caro Direttore,
nel porgerle i più sinceri saluti vorrei commentare con Lei le ultime vicissitudini che accomunano Corleone al resto della nostra beneamata penisola, tanto che a volte non si riesce a fare a meno di trarre i dovuti paragoni, visto che ciò che sta accadendo qua oramai imperversa anche nel resto dell' Italia. E' notizia di oggi che il nostro Presidente del Consiglio, in visita negli USA, si sia pubblicamente vantato di come l'Italia sia il paese dove la "flessibilità" si sia maggiormente sviluppata, rammaricandosi nel contempo di come la classe imprenditoriale, da noi, non sia ammirata come negli States ma vista con sospetto. Chissà come mai. Inoltre, non poteva finire il suo autorevole intervento senza rimarcare la decisione, ormai irrevocabile, di ritoccare di nuovo le nostre agognatissime pensioni. Dopo gli attacchi per la delegittimazione della Magistratura, dopo le leggi salva - miliardi, dopo il controllo quasi assoluto dell'opinione pubblica attraverso i mass media, ecco l'ennesimo "cetriolo". Ma cosa stiamo facendo? Dove vorranno arrivare? Non bisogna essere dei geni per comprendere che i soldi ricavabili dal sudore di chi ha lavorato una vita potevano essere in parte ricavati dalle imposte sulle successioni e donazioni varie che invece si sono accuratamente evitati; che tanti processi per corruzione e reati vari (di cui stranamente non si parla più) che vedono coinvolti membri dei partiti di governo non sono finiti quasi mai con l'assoluzione in formula piena, e a volte anche con pesanti condanne; che la flessibilità, in pratica, può significare, come accaduto in altri paesi come la Gran Bretagna, nel ricorrere ad Agenzie di Servizi che abusano ancora di più del lavoratore. Invece di combattere il fenomeno del lavoro nero, della retribuzione sottocosto, dello sfruttamento della manodopera straniera, si cerca di fare raggiungere i nostri livelli a tutta l'Italia. Ce ne rendiamo conto che se a quarant'anni saremo costretti ad accettare contratti di flessibilità, non avremo più voce in capitolo? Alla prima protesta, alla prima rivendicazione sono già pronte mille scuse come l'inadeguatezza all'incarico, il fabbisogno di manodopera giovanile ecc, facendo comparire lo specchio della disoccupazione. Non sono ipotesi futuristiche, basta guardare attentamente là dove è già capitato… ma già, dimenticavo, ora i TG non le dicono più queste cose, puntano il dito su Fidel Castro che tiene prigionieri i suoi dissidenti politici e li condanna a morte. Sono contro la pena di morte, sempre e nei confronti di chiunque, ma perché i TG non dicono mai dei migliaia di malati privi dell'assicurazione sanitaria che vengono lasciati morire nei modernissimi e democratici Stati Uniti? Lo sa la gente che chi ne è sprovvisto non riceve neanche una trasfusione di sangue? Che differenza c'è tra questa pena di morte e le altre? Forse,come ha concluso oggi il nostro Presidente, in Italia non ci sono più comunisti, e quei pochi che lo erano non lo dichiarano più… o forse non hanno più diritto alla parola? Nel 1789 ci fu la rivoluzione francese, a coronamento dei movimenti illuministici che avevano caratterizzato tutto il secolo. Uno dei principi sanciti alla nascita di quella Costituzione prevedeva che le tasse non fossero uguali per tutti, ma calcolate in base al reddito. Era il 1789 o giù di lì. Quanti passi indietro sono stati fatti da allora? Non penso che un operaio paghi quanto un industriale, o meglio non in modo consono alle rispettive possibilità. Se togliamo seicento euro di trattenute varie al primo, ecco che non è facile arrivare a fine mese; se togliamo 300.000 euro ad uno che ne guadagna (non fattura, che è un'altra cosa) 2.400.000, gli rimangono sempre gli spiccioli per le mance. I poveri stanno diventando sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi, come accade orami da tanta parti nel mondo. Con l'aggravante che pare che non ce ne stiamo accorgendo, assopiti in attesa del film del sabato o intenti a scaricare suonerie polifoniche per i nostri telefonini. Che stiamo facendo a Corleone? Se parli di politica con qualcuno sembra che questa amministrazione non l'abbia votata nessuno, invertendo l'odierno teorema berlusconiano, ma siamo sicuri che alle prossime andrà meglio? O basteranno le promesse degli "amici" degli "amici" sul posticino alla forestale, sul turno ai cantieri edili, sull'allaccio del metano o su qualche pensioncina per far rivivere il tutto? Chi vivrà vedrà… Scusi per lo sfogo ma ne avevo bisogno.

P.S. Visto che il signor DI GIORGIO ha, in maniera estremamente delicata (!), insinuato che la sigla SM nascondeva in realtà la sua penna, involontariamente mi ha fatto un enorme complimento. Magari avessi scritto anche solo la metà di quello che ha scritto lei in tutti questi anni! Comunque, voglio rassicurare tutti: ho un nome e un cognome che il direttore conosce. Per ragioni di opportunità, preferisco non firmare questa lettera.
SM

Corleone, lì 24 settembre 2003

 

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