Politica ed economia

E' stato sottolineato da più parti la recrudescenza del fenomeno migratorio, segnatamente quello di stampo giovanile, nelle nostre zone ed è stato fatto un troppo ambizioso esercizio intellettuale affermando la validità dell'assioma emigrazione/scarsa efficienza della politica. Ma si è andato oltre. Si è cioè affermato che le giovani braccia locali avrebbero la tendenza ad andare ad utilizzare le loro energie in altri lochi in quanto le locali amministrazioni pubbliche non darebbero i necessari impulsi per lo sviluppo economico. A parere dello scrivente ciò è un modo di vedere le cose troppo ozioso per essere condivisibile. Questa forma di pensiero sembra essere una antitesi netta verso tutte le attuali sfaccettature del capitalismo moderno. Non si vuol certo dire che la forma economica capitalistica sia la più perfetta in assoluto potendo questa affermazione essere attaccata sotto svariati punti di vista , ma di certo vi è che dare un posto di predominanza nello sviluppo economico allo Stato Apparato sembra essere un punto di partenza quanto meno poco solido. Ma andiamo al concreto. Se una amministrazione di un piccolo comune risulta essere particolarmente attiva per il finanziamento di opere pubbliche avrà un duplice ordine di risultati : 1) creerà un insieme di infrastrutture utili e propedeutiche rispetto allo sviluppo economico sostenibile 2) creerà le premesse per impiegare un certo ammontare di manovalanza. Orbene, nel primo caso avrà sicuramente raggiunto pienamente l'obiettivo prefissatosi mentre nel secondo caso avrà creato una effimera fonte di reddito per i disoccupati. In altro dire, l'obiettivo della creazione di una infrastruttura non è sicuramente l'utilizzo di manovalanza , essendo questo solo fatto incidentale, ma il ruolo funzionale della infrastruttura stessa rispetto al fabbisogno degli operatori economici del luogo dove essa stessa è sorta. Il lettore avrà la sensazione, sicuramente azzeccata, che lo scrivente non sia molto incline al pensiero keynesiano. Sono i detentori delle ricchezze che determinano con il loro comportamento, razionale ed efficiente, le fortune socio economiche dell'aggregato sociale di riferimento. Concludendo, sembra essere lecito affermare come non può addebitarsi alle amministrazioni periferiche statali le fisiologiche fasi di stagnazione economiche e, ancor di meno, il ruolo di attore di impulso economico.
Dino Levita
18 settembre 2003

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