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Storia
di Ordinaria Follia
di Nando Dalla Chiesa
E come dargli torto, povero premier? Perché montargli contro
un'altra pretestuosa polemica proprio quando le massime autorità
istituzionali ci esortano alla moderazione? Ma scusate, non vi sembrano
anche a voi antropologicamente strani questi magistrati?
Non dico del tutto, integralmente, ma almeno un poco strani? Almeno
qualche volta? Su, proviamo a passarci una mano sulla coscienza
prima di esercitarci nella comoda arte dei lazzi e dei frizzi. Prima
di sparare per l'ennesima volta sulla Croce rossa. E ragioniamo.
Non facciamoci abbagliare dall'odio, ragioniamo.
Come giudicare, ad esempio, dei signori o delle signore che prendono
una laurea in legge e sul più bello, invece di mettersi a
fare gli avvocati, invece di avviare un fiorente studio professionale,
con quello che valgono oggi le cause (dice che perfino il presidente
del Consiglio ha dovuto sborsare 500 miliardi ai suoi avvocati,
con tutto che li ha fatti deputati), si mettono a reddito fisso,
magari andando a lavorare all'inizio in una città o cittadina
senza attrattive dove non hanno mai messo piede prima? E fin qui
passi. Perché dopotutto il reddito fisso in una certa Italia
premoderna esercita ancora la sua suggestione. E quindi si capisce
che i meno dotati o più pigri scelgano questa strada. Ma
poi, che cosa si può dire di signori e signore che, una volta
imboccata la strada dell'impiego statale, si mettono pure in testa
di applicare la legge in un paese vitale, fantasioso, creativo,
genialmente anarcoide e libertario come il nostro, totalmente insensibili
alla cultura della maggioranza dei loro simili? Non vi è
forse in tutto ciò una vena di fobia verso il prossimo, una
insofferenza altera verso i propri concittadini, uno scompenso culturale
verso i propri tempi? Né questo basta. Perché vi sono
- all'interno di questa strampalata genia - pure coloro che pretenderebbero
di applicare la legge dello Stato anche là dove la legge
che effettivamente vige ed efficacemente funziona è quella
di affermati eserciti e comandi locali, che vanno sotto i più
rutilanti nomi: da mafia a 'ndrangheta a camorra a sacra corona
unita. Siate sinceri: ma stareste mai voi a spremere le vostre fatiche,
a distillare i vostri sudori laddove la stessa legge è cosa
astratta e misconosciuta; non solo, ma dove la sua tenace invocazione
può provocare anche reazioni assai dure, perfino pistolettate
o fucilate, perfino mitragliate o addirittura (perché le
tecnologie fanno progressi da gigante) esplosioni di bombe con telecomando?
Non ci vuole forse un che di arcano, di bizzarro, di pazzesco oserei
dire, nel disporsi a fare quel mestiere in quel modo quando queste
cose accadono? Quando voi stessi siete stati testimoni che ciò
è davvero accaduto a un vostro collega e amico?
Pensate, ne ho conosciuto uno su un'isola lontana che aveva partecipato
ai funerali di quattro o cinque di questi suoi colleghi. A uno gli
aveva portato perfino la bara sulle spalle, una bara classica in
massiccio legno castano. Ebbene, continuò a esercitare quella
sua pretesa assurda finché fecero fuori anche lui. E aveva
molti figli. Ma ditemi voi, non vi è forse qualcosa di assurdo,
starei per dire di disumano nella scelta di lasciare orfani i propri
figli (il bene più caro...) pur di togliersi l'inutile sfizio
di fare osservare la legge, non vi è una smania di titanico
protagonismo in chi attribuisce alla legge che rappresenta (legge
umana, dunque fallibilissima) la stessa superiorità e indiscutibilità
delle legge divina? Mettereste voi a rischio la vita per una battaglia
persa, come un qualsiasi eroe della più insulsa retorica
risorgimentale?
Ma pensate, pensate ancora. Dicono questi signori e queste signore
- poiché molte ve ne sono tra essi di donne; e ciò
dovrebbe pure essere dettaglio rivelatore...- di rappresentare pur
sempre lo Stato, la comunità, i cittadini. Anche qui, assurda
arroganza. Non sta forse la sovranità popolare, dacché
esiste la democrazia, proprio nei cittadini e nel loro libero voto,
dunque nei loro rappresentanti politici, autentici e genuini simboli
della polis? E allora qui davvero non si scappa. Perché da
sempre, o comunque da tempo ormai lunghissimo, tali magistrati vanno
in direzione opposta proprio rispetto a coloro che più e
meglio di tutti incarnano la pienezza e la storia della democrazia.
Essi vanno infatti cacciando uomini denominati con provinciale americanismo
"boss". Ritengono questa caccia un loro obbligo. Mentre
i simboli veri della democrazia e dunque dello Stato, ritengono
questa pratica antipatica e sconsigliabile affatto. Tanto che l'uomo
politico più splendido e potente di trenta e vent'anni fa
ne andò a trovare diversi proprio per chiedere gentile spiegazione
dei loro ammazzamenti e se ne tornò a Roma senza farne cenno
ad alcuno di questi magistrati. Mentre l'uomo politico più
splendido e potente dei nostri lieti giorni addirittura ne ospitò
uno in casa sua per diverso tempo, con squisito spirito di accoglienza,
in ambiente di sfarzo e di facoltose frequentazioni. Di quale Stato
dunque essi cianciano? Non vi è qualcosa di maniacalmente
donchisciottesco, un'imperscrutabile ostinazione, nel dirsi rappresentanti
dello Stato?
Oltretutto questa loro irriverenza verso la democrazia viene duramente
e assai severamente sanzionata. Essi in effetti vengono fatti segno
a concentrici e progressivi attacchi da parte dei giornali che sono
anch'essi per antonomasia "la democrazia", in quanto di
diretta proprietà degli eletti del popolo. Titoli vigorosi,
rimproveri e accuse virili, esecrazioni e condanne; senza sosta,
come d'altronde si deve quando si è convinti delle proprie
buone ragioni. Ed essi niente. Ladri e assassini essi vengono nomati.
E cancro e comunisti. E vengono denunciati e portati davanti a loro
colleghi siccome rei; qui sì, di fronte alla legge. E frotte
di parolieri e opinionisti su essi esercitano il loro coraggio e
li castigano, civilmente e senza scorticature , ma purtuttavia assai
duramente. Ed essi giustamente non possono replicare perché
altrimenti violerebbero quel senso delle istituzioni che sono invece
obbligati, per loro stessa ammissione, a tenere in massimo rispetto.
E nemmeno alienano o vendono le proprie sentenze, pur vedendo quanti
vantaggi economici o di carriera arridano, con pochissime eccezioni,
a coloro che rifiutino la logica sedentaria del reddito fisso e
si dedichino ai dinamici commerci. Insomma, non colgono - tranne
alcuni - le opportunità della vita e anzi talora vi rinunciano.
Ma che dite voi di tipi siffatti? Non costituiscono forse un corpo
estraneo al comune sentire, un che di antropologicamente strano?
Ma lo sapete - questa è l'ultima, è fresca, freschissima
- che ce n'è uno di essi in Calabria che, mai pago di indagare
sui traffici della cosiddetta 'ndrangheta, ha ricevuto minacce e
ha continuato ugualmente a condurre le sue indagini? E che, successivamente
privato della sua scorta di polizia per equanime decisione delle
autorità competenti, pur avendo moglie e figli sul posto,
invece di desistere come sarebbe stato suo dovere di coniuge e marito
responsabile, continua identicamente a indagare? Sapete ancora che
per proteggere i suoi familiari e la sua casa ormai senza tutela
ha ingaggiato a proprie personali spese dei vigilantes privati?
E dunque in fede mia vi chiedo: una volta ch'egli ha deciso di insistere
nelle sue fisime a proprio rischio, come ha fatto a non pensare
alla cosa più semplice e innocente ed efficace, quella di
difendersi dando ospitalità a un boss in casa propria, magari
affidandogli l'operosa mansione di stalliere? Ma ditemi, ditemi
davvero: non c'è una vena di follia, una sbalestrata antropologia
in tutto questo?
L'Unità, 5 settembre 2003
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