Operazione "Occidente", 48 arresti a Palermo

PALERMO - Gli agenti della polizia hanno arrestato decine di persone accusate di essere capimafia e gregari delle famiglie appartenenti al mandamento mafioso di San Lorenzo. L'operazione denominata "Occidente", vede impegnati oltre duecento agenti. I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip su richiesta dei pm Domenico Gozzo e Gaetano Paci. Le indagini della polizia hanno consentito di individuare i capi delle famiglie mafiose e gli affiliati alle cosche che fanno parte del mandamento del boss ricercato Salvatore Lo Piccolo, di cui proteggono anche la latitanza.
Attraverso intercettazioni ambientali, effettuate in un capannone in cui venivano svolte le riunioni segrete fra boss, gli agenti hanno seguito l'evoluzione e gli assestamenti delle famiglie mafiose. In questo modo è stato possibile fare luce su estorsioni a commercianti di una vasta zona di Palermo e scoprire importanti elementi sui rapporti d'affari dei mafiosi con imprenditori che sono risultati dalle indagini compiacenti o in alcuni casi, complici.

Nell'inchiesta vi sono centinaia di ore di conversazioni fra boss captate dalle microspie che arricchiscono questa indagine e offrono riscontri a quanto accertato dalla polizia. Emerge, dunque, come il mandamento guidato dal latitante Lo Piccolo ha svariati interessi nel settore dei lavori edili e delle imprese commerciali. Ma anche le collusioni e i boss che erano fino adesso "riservati". Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti, riciclaggio e interposizione fittizia di beni.

La procura ha chiesto ed ottenuto dal gip, oltre agli arresti, anche il sequestro di beni per un valore complessivo di 16 milioni di euro. Per gli inquirenti rappresenterebbero una parte del tesoro del boss latitante Salvatore Lo Piccolo, ricercato da oltre vent'anni e adesso al vertice di Cosa nostra. I provvedimenti cautelari dell' Operazione Occidente firmati dal gip, Maria Pino, sono 48 e riguardano i presunti capi e affiliati alle famiglie mafiose di San Lorenzo, Partanna, Mondello e Carini.

25/01/2007


Cosa nostra e il summit gastronomico

PALERMO - Per suggellare la pace tra le fazioni di Cosa nostra entrate in contrasto per la gestione delle attività criminali il boss latitante Salvatore Lo Piccolo, intervenuto personalmente a sanare i contrasti, organizzò un affollatissimo pranzo in un ristorante di Torretta, nel Palermitano. Il particolare è emerso dall'inchiesta antimafia Occidente che oggi ha portato in carcere 48 tra boss e gregari di Cosa nostra.

Il titolare lo aprì per l'occasione nonostante il giorno di chiusura. Attorno al tavolo si riunirono uomini d'onore delle famiglie di Carini, Torretta, Passo di Rigano e Montelepre. Il summit gastronomico dei boss venne fotografato dagli investigatori appostati lì vicino. Le frizioni nate in particolare tra le due fazioni della 'famiglia' di Carini sono state 'captate' dalle intercettazioni degli investigatori che hanno temuto anche potesse scoppiare una guerra di mafia.

I capi delle famiglie si sarebbero riuniti in due occasioni nel 2003: al ristorante "La locanda di San Giorgio", nei pressi della stazione ferroviaria di Carini, e poi al "Vecchio mulino" a Torretta. I boss - avrebbero partecipato tra 30 e 50 persone - secondo gli inquirenti, arrivarono accompagnati dal proprio autista che attendeva fuori dai locali.

La polizia ha accertato che a suscitare i contrasti nella famiglia mafiosa di Carini tra il boss Angelo Gallina e i Pipitone, sarebbe stato il disaccordo per il mancato acquisto di bestiame da parte di uno dei Gallina. Ai summit, però, i capimafia parlarono anche di affari, in particolare delle tangenti da imporre alle imprese che stavano realizzando decine di villette a Carini e di strategie mafiose.

25/01/2007

 

 



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