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INQUIETANTE PROGETTO USA:
SIGONELLA PIATTAFORMA
PER LA GUERRA AL TERRORISMO?
di Agostino Spataro
Ci risiamo. Invece di smantellarla, si vorrebbe trasformare la base
italiana di Sigonella in una postazione avanzata delle forze armate
Usa nella guerra al terrorismo internazionale.
Questo è il succo di una recente intervista che il gen. James
Jones, comandante in capo delle forze armate Usa e alleate in Europa,
ha concesso alla rivista militare "Stars and Stripes".
L'alto ufficiale quantomeno non esclude tale eventualità
nel quadro di una prevedibile (se non programmata) guerra antiterroristica
a vasto raggio che dall'Est europeo si potrà estendere all'Africa,
passando per il Medio Oriente e per il Caucaso.
Dunque, si vorrebbe caricare la Sicilia, già abbondantemente
militarizzata, di nuove micidiali strutture per avventure decise,
al di fuori dell'Onu e della Nato, da un governo che ha fatto della
guerra preventiva (contro chi sul momento più gli aggrada)
il suo pericoloso emblema.
Una prospettiva a dir poco allarmante che farebbe della provincia
di Catania il centro di una strategia straniera contro un terrorismo
di difficile identificazione e dotato di un'alta potenzialità
devastatrice, che punterebbe il suo terrificante armamentario (autobombe,
kamikaze e perfino- si teme- ordigni nucleari e batteriologici)
contro i luoghi che ospitano le postazioni da cui si dipartono le
operazioni miranti al suo annientamento.
Attacco e rappresaglia, anche indiscriminata, secondo la logica
bestiale della guerra, come vediamo tutti i giorni a Bagdhad, in
Afghanistan, in Cecenia, nei Territori occupati, ecc.
Insomma, un frutto amaro piantato nel cuore della lussureggiante
piana di Catania, la zona più promettente dello sviluppo
isolano che ha tutte le carte in regola per rilanciare i settori
portanti della sua economia: l'industria informatica, il turismo,
l'agricoltura, i servizi all'impresa, i sistemi di trasporti.
La Sicilia, che si liberò per il rotto della cuffia dei 120
micidiali missili nucleari di Comiso, oggi rischia di essere gravata
di una postazione così pericolosa.
Certo, prima di gridare allo scandalo è doveroso procedere
alle necessarie verifiche, tuttavia non si può sottovalutare
la portata di una notizia così "esplosiva" e gravida
di dannose conseguenze.
Meglio mettere le mani avanti, anche perché non sarebbe questa
la prima volta che in Sicilia le voci e le ipotesi giornalistiche
si trasformano in realtà drammatiche.
Ricordo che quando (3 febbraio 1981) presentai la prima (in assoluto)
interrogazione al ministro della Difesa circa la ventilata ipotesi
d'installare i missili a Comiso molti, anche nel mio gruppo, non
vollero dare peso alla questione; in pieno agosto, col Parlamento
e con gli italiani in ferie, il governo Spadolini ci fece la bella
sorpresa di Comiso.
Tornando a Sigonella, c'è da dire che l'ipotesi non è
tanto peregrina giacché - ammette il generale Jones nella
citata intervista - "stiamo cercando una postazione a sud delle
Alpi che si possa rivelare il luogo migliore per concentrare le
nostre operazioni speciali antiterrorismo e per agevolare le operazioni
nell'area del Mediterraneo e in Medio Oriente".
Il campo di tale ricerca si riduce a due basi: Rota in Spagna e,
appunto, Sigonella. Anche se l'allarme è stato lanciato per
primo dal quotidiano spagnolo "El Pais", è da ritenere
improbabile che la scelta possa cadere su Rota sia in considerazione
dell'indirizzo politico del governo Zapatero sia per ragioni logistiche
che, oggettivamente, propendono per Sigonella, ovvero per la più
grande base attrezzata nel Mediterraneo per il cui potenziamento
gli Usa hanno stanziato 670 milioni di dollari. E poi "a sud
delle Alpi" non c'è la Spagna, ma l'Italia.
Una prospettiva a dir poco inquietante contro la quale hanno assunto
posizione vari esponenti dei partiti del centro sinistra, mentre
tace la CdL, compreso lo squadrone dei 61 eletti in Sicilia.
A sottolinearne i rischi, in primo luogo, sulla Sicilia è
stato il senatore ds Costantino Garraffa che, unitamente ad altri
colleghi di gruppo (Montalbano, Battaglia, Lauria, Rotondo e Montagnino),
ha prontamente interrogato il ministro della Difesa, on. Martino,
per sapere cosa intende fare per accertare "i veri intendimenti
dell'amministrazione Usa e quali procedure verranno inoltrate alla
luce di quanto stabilito dal Memorandum of understanding".
Per tutta risposta, Martino, da buon siciliano, invece di precipitarsi
in Parlamento per rispondere alle interrogazioni, ha rilasciato
una dichiarazione (all'Ansa) con la quale, pur riservandosi una
valutazione nelle sedi istituzionali, avalla l'ipotesi formulata
dal gen. Jones, ritenendola "un'idea valida
non solo per
l'importanza del tipo di struttura che si verrebbe a creare, ma
anche perché sarebbero creati nuovi posti di lavoro in Sicilia"
Ancora fumo negli occhi per i disoccupati, giacché si sa
che a Sigonella verrebbe ad operare, magari trasferito da altre
basi, soltanto personale militare americano dei corpi speciali e
dei servizi. E poi, anche se si dovesse creare qualche posto di
scopino non lo potremo barattare con la nostra relativa tranquillità
e sicurezza e- se il signor ministro permette- con la nostra dignità
di siciliani che non sono disposti ad accettare un lavoro macchiato
dal sangue della guerra.
Per altro, ne risulterebbe stravolta la prospettiva generale dell'Isola
che- come sottolinea Garraffa- si fonda sul rifiuto della guerra
e su un ruolo di pace nel contesto del partenariato euromediterraneo
che, nel 2010, dovrebbe dar vita alla più grande zona di
libero scambio del pianeta.
Agostino Spataro
8.5.2005 |
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