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Egregio
Direttore,
mi permetta di contestare la "qualità" delle informazioni
storiche su Corleone raccolte da Gianni Bonina, da lui ha accettate
alla stregua di "verità rivelate" e pubblicate
acriticamente nell'articolo "Corleone, la nuova capitale dell'antimafia",
apparso su "La Sicilia" del 7 maggio scorso scorso. Stando
alla "fonte" del Bonina (il dott. Elio Maria Manfredi),
infatti, il corleonese Francesco Bentivegna, da tutti celebrato
come un fulgido esempio di eroe del Risorgimento, altro non era
che un poco di buono, per giunta vigliacco, tanto che "morì
moschettato, mentre fuggiva come un brigante in taccia di lepre".
Ma, per lui, Bentivegna era anche peggio. Infatti, "con altri
dignitari, per provare una carabina nuova, mirò da un'altura
contro un contadino e lo uccise con un colpo di precisione, elogiando
poi l'arma e ricevendo encomi per il suo occhio acuto". A questo
punto, manca solo la proposta di erigere un monumento alla famiglia
corleonese che allora tradì Bentivegna, consegnandolo ai
Borboni, e ricevendo per questo ricchezze e titolo nobiliare.
Un giudizio tranciante il Manfredi lo riserva pure a Placido Rizzotto,
segretario della Camera del lavoro di Corleone, assassinato dalla
feroce mafia del feudo la sera del 10 marzo 1948. "Lo ricorda
amico di Riina se non suo accolito, prima che diventasse un martire
in nome di una fede antimafia che qui ha fatto moltissima strada".
Una circostanza anche oggettivamente impossibile, perché
tra Rizzotto (nato nel 1914) e Riina (nato nel 1930) c'era una differenza
d'età di 16 anni, perché Rizzotto dal 1940 (quando
Riina aveva appena 10 anni) al 1945 fu sui monti della Carnia, in
Trentino, prima militare e poi partigiano, e perché, negli
ultimi tre anni della sua vita (1945-1948), Rizzotto ebbe il ruolo
pubblico di dirigente sindacale, organizzatore delle lotte contadine,
mentre Riina allora era un ragazzo tra i 15 e i 18 anni.
Gli strali del servizio del Bonina (ma stavolta non cita la fonte)
non risparmiano nemmeno i santi. Di Filippo Latino, canonizzato
nel 2001 col nome di San Bernardo, si scrive che, prima di diventare
frate, fosse "un'attaccabrighe della più bella pasta
vissuto nel Seicento, mafioso della primissima larva...". Circostanze
che non emergono assolutamente dalla montagna di carte raccolte
dalla Chiesa per l'istruzione dei processi di beatificazione e di
canonizzazione, dalle quali invece viene fuori la figura di un uomo
fiero che difendeva - certo anche con la spada - i deboli e gli
oppressi.
Scorrendo ancora il servizio dell'inviato de "La Sicilia",
apprendiamo che il criminologo palermitano Giorgio Chinnici sarebbe
"figlio di un caduto eccellente". Il riferimento è
al magistrato Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia nella strage
del 1983, col quale però non hanno in comune che il cognome.
Nel servizio si tace, invece, sul fatto che il criminologo Giorgio
Chinnici si sia dimesso da consulente del sindaco di Corleone Nicolosi
in polemica col comune.
Con molta approssimazione, si racconta ancora nel servizio "la
vicenda di Antonio Di Lorenzo, l'avvocato del figlio di Riina, nominato
assessore alla cultura e dichiarato dopo un giorno decaduto dal
mandato appunto perché difensore del primogenito dell'Innominato",
come esempio "di un'ambivalenza irrisolta, il segno di un atteggiamento
ondivago e altalenante tra lotta alla mafia e raccolta dei suoi
frutti". Ignorando la semplice circostanza che é stato
lo stesso Di Lorenzo a dimettersi spontaneamente dall'incarico per
risolvere un caso di incompatibilità morale, che sarebbe
potuto diventare anche giuridico, dal momento in cui il comune si
era costituito parte civile contro il suo difeso.
In ultimo apprendiamo che "Giuseppe Virgadamo, fondatore del
trimestrale di cultura Palladium, dell'omonima associazione e di
una casa editrice, dice che 'a Corleone oggi tutto è antimafia',
cosicché nei promotori di questa catechesi vede dei 'predatori'".
Un'affermazione incredibile, perché noi eravamo convinti
che in questo nostro paese ci fosse ancora la presenza della mafia
più feroce della Sicilia, capeggiata da quel Bernardo Provenzano,
latitante da oltre 40 anni. Prendiamo atto, invece, che oggi il
paese è in mano ai "predatori dell'antimafia".
Che, secondo il Virgadamo-pensiero, sicuramente non sono gli attuali
inquilini del "Palazzo", ma probabilmente quei personaggi
(come il sottoscritto) che, nel lontano 1977, se vedevano un morto
ammazzato in piazza cercavano ingenuamente di telefonare ai carabinieri,
mentre il sindaco dell'epoca e i suoi "cantori" si barricavano
precipitosamente nel circolo dei nobili. Quegli stessi personaggi
(come il sottoscritto) che, negli anni Ottanta, raccontavano di
Ciancimino, Riina e Provenzano davanti ai microfoni e alle telecamere
di Joe Marrazzo, mentre gli amministratori e i loro "cantori"
se la davano a gambe levate appena vedevano all'orizzonte un giornalista
che voleva intervistarli sulla mafia di Corleone.
Fortunatamente, in questi giorni il Virgadamo è stato incaricato
dall'amministrazione Nicolosi di dare il nome a 150 strade che ne
sono prive "e lui ha pensato anche a Bernardino Verro e a Placido
Rizzotto, nomi di un larario che oggi possono essere pronunciati
senza temere più punizioni". Peccato che a Corleone
una via "Bernardino Verro" esiste già da decenni
e dal 1998 anche una via "Placido Rizzotto".
Ma quali gravi colpe deve ancora espiare Corleone per meritare simili
"cantori" e giornalisti così superficiali da prenderli
per buoni? Quali gravi colpe deve ancora espiare, per meritare un
sindaco come l'attuale, che, nel corso della conferenza del Rotary
di sabato scorso, si è lasciato andare in lodi sperticate
per il servizio in questione?
Egregio Direttore, mi scusi lo sfogo, ma - nella mia qualità
di corleonese e di corrispondente de "La Sicilia" da ben
13 anni - non potevo far passare sotto silenzio un servizio che
offende la verità, la storia, i vivi e i morti.
Dino Paternostro
12.5.2004
P.S. Dopo che questa nota era stata completata ci è pervenuta
una lettera del dott. Elio Maria Manfredi, inviata anche al direttore
de "La Sicilia", con cui lo stesso smentisce molte delle
affermazioni attribuitegli dal Bonina. Da corleonesi, ne prendiamo
atto con piacere. Anche se adesso aspettiamo pure una nota di replica
di Gianni Bonina che, se arriva, pubblicheremo immediatamente.
d.p.
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