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Parla il Prefetto
di Palermo Giosuè Marino:
"Adesso la mafia fa l'antimafia"
ROMA - Dopo aver abbandonato lo stragismo degli anni '90, Cosa
Nostra è tornata alle origini, scegliendo un basso profilo:
ma la vera novità è che la mafia spinge oggi il suo
entourage persino a fare antimafia proprio per non dare nell'occhio
e accreditarsi nelle istituzioni. È quanto ha spiegato il
prefetto di Palermo, Giosuè Marino, nel corso dell'audizione
in Commissione Affari Costituzionali della Camera che ha avviato
un'indagine conoscitiva sullo scioglimento dei consigli comunali
e provinciali per infiltrazione mafiosa.
Nonostante la calma apparente, "in Sicilia Cosa Nostra è
ancora forte e porta avanti i suoi obiettivi in modo defilato ed
'underground' - ha sottolineato Marino alla Prima commissione di
Montecitorio - la mafia è tornata alle origini dopo la parentesi
stragista dei corleonesi che avuto il suo apice negli anni novanta.
Ma così come ieri, anche oggi il suo obiettivo è presidiare
il territorio oltre che controllare i flussi di denaro, occupando
centri di potere, pubblici e privati in maniera occulta". Ma
va oltre, arrivando a mettere in atto strategie comunicative tali
da "evitare di dare nell'occhio e accreditarsi nelle istituzioni
e nell'opinione pubblica invitando a impegnarsi nell'antimafia".
Il prefetto di Palermo ha ricordato che recentemente gli era stata
offerta la presidenza di un osservatorio antimafia a Villabate,
in provincia di Palermo, "un Comune - ha spiegato - che fu
in seguito sciolto per infiltrazioni mafiose...". Questa è
Palermo, ha concluso Marino, "un territorio dove la presenza
del controllo mafioso è ancora forte, un aspetto che non
va sottovalutato nè dalle istituzioni nè dal resto
della società civile".
"La legge sullo scioglimento dei consigli comunali e provinciali
conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di
tipo mafioso è uno strumento ancora necessario, importantissimo
e di strettissima attualità". Dice Giosuè Marino.
Tracciando un bilancio dell'uso di questo istituto in Sicilia, e
in particolare nella provincia di Palermo, Marino ha detto che "in
circa 13 anni su 37 verifiche sono stati sciolti 23 consigli comunali
e che tutti i ricorsi amministrativi promossi contro gli scioglimenti
sono stati bocciati". Il numero limitato di scioglimenti ed
una giurisprudenza favorevole, secondo Marino "indicano una
applicazione coerente con i principi sanciti dalla legge entro quei
vincoli fissati dalla Corte costituzionale e dal Consiglio di Stato".
Questo vuol dire, secondo il prefetto, "che c'è stato
un giusto bilanciamento tra le prerogative dell'autonomia degli
enti locali, il rispetto della volontà democratica degli
elettori, e la necessità di far fronte con strumenti straordinari
a fenomeni straordinari come il controllo che tuttora Cosa Nostra
cerca di esercitare nelle amministrazioni".
Per Giosuè Marino si tratta, quindi, di uno strumento efficace
e utile, "e se qualche modifica alla legge, come è necessario,
vorrà essere fatta, occorre tenere in considerazione che
il libero esercizio delle prerogative democratiche degli elettori
può essere garantito solo se le amministrazioni sono libere
dal controllo mafioso".
31/01/2007
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