Mafia: il mancato arresto di "Binnu" Provenzano su Internet in 17 foto




L'ultimo mistero attorno alla mancata cattura del capo di Cosa nostra, latitante da 40 anni, arriva su Internet. Sul sito www.bernardoprovenzano.net, i giornalisti Salvo Palazzolo ed Ernesto Oliva pubblicano un inedito dossier fotografico dei carabinieri del Ros: in 17 scatti sono ripresi alcuni boss che vanno a un summit con Bernardo Provenzano. Era il 31 ottobre 1995, al bivio di Mezzojuso della Palermo-Agrigento, i militari erano appostati su un albero: nelle foto si distinguono il capomafia-confidente Luigi Ilardo, i mafiosi Lorenzo Vaccaro, Giovanni Napoli e un uomo rimasto sconosciuto. I carabinieri li fotografarono, ma non li seguirono, pur sapendo che stavano andando da Provenzano. Per questo mancato blitz, la Procura di Palermo ha aperto un'inchiesta e dopo la denuncia dell'ufficiale che coordinava il servizio di quella mattina, il colonnello Michele Riccio, è finito indagato l'ex comandante del Ros, il generale Mario Mori, oggi capo dei Servizi segreti.
Le 17 fotografie fanno parte di uno speciale preparato dai due giornalisti palermitani in occasione dei quarant'anni di latitanza di Bernardo Provenzano, che ricorrono il 18 settembre 2003.

MAFIA: PROVENZANO, 43 COVI IN 40 ANNI DI LATITANZA
Ha compiuto 70 anni a febbraio, da 40 è niente altro che un'ombra: Bernardo Provenzano è l'uomo più ricercato d'Italia. Sul sito Internet che gli hanno dedicato i giornalisti Salvo Palazzolo ed Ernesto Oliva (www.bernardoprovenzano.net) sono "censiti" i nascondigli che lo hanno visto latitante in questi anni: secondo le indagini di magistratura e forze dell'ordine, sono 43, tutti in Sicilia. Da Bagheria a San Giovanni La Punta, nel catanese, da Mazara del Vallo a Sambuca di Sicilia: i covi sono diventati comode case, sicuri uffici e sale riunioni per summit.
Il dossier di Palazzolo e Oliva ripercorre soprattutto le gravi carenze che in questi quarant'anni hanno caratterizzato le indagini per giungere alla cattura della primula rossa di Corleone: dal mancato coordinamento delle forze di polizia alle fughe di notizie.
Esaminando alcuni verbali di recente resi pubblici dalla Procura di Palermo, i due giornalisti hanno scoperto che già nel '96 il pentito Giovanni Brusca aveva indicato l'autoscuola Primavera, a due passi dal Teatro Politeama, come lo studio del padrino: eppure, solo due anni dopo il covo fu messo sotto controllo, dai carabinieri, che ci arrivarono autonomamente, in seguito a proprie indagini. Ma era già troppo tardi. Il pentito Antonino Giuffrè ha rivelato di recente: "Fummo avvertiti che ci stavano controllando e Provenzano non andò più in quel covo".
Il dossier su www.bernardoprovenzano.net svela ancora un retroscena sulla mancata cattura del superlatitante. Il 27 maggio '98 c'era solo un registratore a presidiare la postazione dei Ros, per carenza di personale: quando il nastro dell'intercettazione ambientale fu riascoltato era già troppo tardi. Quel giorno, Giuseppe Vaglica (cognato dell'autista di Provenzano, Francesco Pastoia) aveva fissato un appuntamento con Cannella, per l'indomani: "Alle cinque - ribadiva Cannella - c'è u zu Binu pure…". Un'altra clamorosa occasione mancata.
Le indagini per la cattura del capo di Cosa nostra sono un grande giallo italiano costellato di misteri, come quello in cui si imbatterono i poliziotti di Caltanissetta che scoprirono la telefonata di uno dei manager di Provenzano, Calogero Calà, con la segreteria del ministero dell'Interno. Era stata fatta nel giugno 1992, fra le due stragi Falcone e Borsellino.

Nelle foto, le immagini inedite di un'operazione dei carabinieri che poteva portare alla cattura di Bernardo Provenzano

 

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