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INAUGURAZIONE
ANNO GIUDIZIARIO
Palermo: "Cosa Nostra
controlla sempre economia e politica"
PALERMO
- A Palermo si tirano le somme dell'attività giudiziaria
del 2006. Dall'arresto di Bernardo Provenzano all'ultima operazione
contro la cosca di Salvatore Lo Piccolo, la pressione repressiva
sulla mafia ha raggiunto altri risultati significativi. E tuttavia
Cosa nostra continua a esercitare ancora in Sicilia un controllo
forte e capillare sull'economia e perfino sulla politica. Lo confermano
le inchieste più recenti che il presidente della corte d'appello
di Palermo, Carlo Rotolo, ha richiamato nella sua relazione per
il nuovo anno giudiziario. I rapporti di collusione si realizzano
in quella "zona grigia" su cui da tempo, ha ricordato
Rotolo, si orientano le indagini più importanti. Tra le altre
la relazione cita quella scaturita dalla collaborazione di Francesco
Campanella, già presidente del consiglio comunale di Villabate,
il quale ha "riferito anche del ruolo di alcuni esponenti politici
di rilievo regionale e di alcuni imprenditori non solo siciliani".
Sono proprio loro, ha sottolineato Rotolo, a trarre dal rapporto
con le cosche "forza e vantaggi di vario tipo". Fino all'arresto,
l'11 aprile dell'anno scorso nelle campagne di Corleone, Provenzano
si era impegnato a comporre un vertice ristretto di Cosa nostra
del quale fanno parte uomini di provata esperienza e "affidabilità
personale" come Lo Piccolo e Matteo Messina Denaro. A loro
è stato affidata la guida della transizione da una "fase
emergenziale" a una "restaurazione della struttura organica
di Cosa nostra, capace di restituire all'associazione la sua tradizionale
capacità strategica".
Questo gruppo ristretto di boss, che talvolta sono "reggenti"
temporanei di importanti mandamenti, aveva e ha il compito di tenere
contatti con Provenzano attraverso canali riservatissimi sia per
continuare a gestire le attività tradizionali come estorsione
e usura sia per salvaguardare la struttura e la forza di aggregazione
delle "famiglie". Proprio l'industria del "pizzo"
mantiene un'estesa diffusione territoriale solo in parte intaccata
dalle denunce (poche, per la verità) dei commercianti e dall'opera
di sensibilizzazione portata avanti dai ragazzi di "Addiopizzo".
Oltre che con gli arresti la mafia è stata colpita attraverso
il sequestro e la confisca di beni. Il caso più eclatante
è quello del costruttore Vincenzo Piazza al quale sono stati
confiscati beni per un miliardo di euro e le quote (8,35 per cento)
di una banca.
Nella relazione del presidente della Corte d'appello Carlo Rotolo
anche un riferimento agli sbarchi di extracomunitari in Sicilia.
Tra i clandestini che sbarcano sulle coste della Sicilia cresce
la presenza di bambini e di minori. L'anno scorso a Lampedusa e
nelle coste agrigentine sono sbarcati quasi 23 mila clandestini.
E ben 1.541 erano minorenni. I minori arrivano mescolati agli altri
disperati trasportati dalle "carrette del mare" e spesso
non sono neppure accompagnati. Non hanno nè genitori nè
parenti e di regola finiscono nel giro della prostituzione e della
criminalità. Come è previsto in questi casi, i ragazzi
sono stati condotti nelle comunità alloggio e affidati alle
cure del comitato per i minori stranieri a cui la legge affida un
compito di accudimento e di rimpatrio assistito. Ma solo in pochi
casi vengono rimandati a casa. La maggior parte di loro fugge dai
centri di assistenza e finisce, ha spiegato il presidente Rotolo,
"nel mondo della clandestinità e del lavoro facile e
immediato, quali la prostituzione e la manovalanza criminale".
27/01/2007
Catania, la Giustizia "mortificata"
CATANIA - "Le restrizioni di bilancio e l'ulteriore riduzione
delle spese non potevano non incidere in senso peggiorativo sulle
dotazioni per l' amministrazione della giustizia". Il presidente
della Corte d'appello di Catania, Guido Marletta, nella relazione
introduttiva all'inaugurazione dell'anno giudiziario del distretto
etneo, che comprende anche Siracusa, Ragusa, Caltagirone e Modica,
rileva che "l'organico di magistratura degli uffici giudicanti
e requirenti è pressochè inadeguato".
"Il punto critico" per il magistrato, è che le
restrizioni "sono irrazionali ed ancorati a una cultura del
servizio della giustizia che non può essere condiviso",
perchè, spiega il presidente Marletta, "sono disposte
a tappeto, senza la minima considerazione della peculiarità
di moltissimi servizi della giustizia".
"Nel settore dell'amministrazione della giustizia - sottolinea
il magistrato - non può operarsi alcun serio rapporto tra
costi e benefici in una visione strettamente aziendalistica che
non tenga conto del rilievo per cui la giurisdizione è garanzia
ineliminabile per tutti indipendentemente da costi dei servizi e
vantaggi economici per lo Stato o i singoli utenti". Secondo
Marletta il problema economico incide sulle strutture, sul numero
dei magistrati in servizio, sui materiali utilizzati e "investe
pesantemente anche la posizione del personale giudiziario"
che è "spesso mortificato da trattamenti economici e
normativi non adeguati".
Per il presidente della Corte d' appello di Catania "va potenziato
anche lo sforzo economico per l' informatizzazione dei servizi"
senza il quale "il pur provvido intervento dello Stato negli
ultimi anni perderebbe di efficacia". Il magistrato parla anche
della riforma dell'ordinamento giudiziario rilevando che le ultime
iniziative del governo "hanno conseguito l' apprezzabile risultato
di un rasseneramento del clima politico intorno a un riforma tanto
istituzionalmente delicata quanto improrogabilmente necessaria"
anche se, osserva il presidente Marletta, "permangono però
alcuni effetti perversi" che "continuano a determinare
una proliferazione di domande di trasferimento" alla sezione
giudicante di pubblici ministeri. Il presidente Marletta segnala
anche "il grande sforzo e il massiccio impegno" dei magistrati
e delle forze dell' ordine del distretto e la "fattiva collaborazione
con gli ordini forensi".
L' attività della Procura della Repubblica a Catania nel
2006 ha "prodotto risultati sicuramente apprezzabili"
grazie alla "determinazione e allo spirito di sacrificio di
magistrati e forze dell' ordine". Afferma il presidente Marletta.
"Tuttavia, nonostante l' impegno profuso - rileva il magistrato
- non risulta alcuna attenuazione dell'attività estorsiva
delle cosche mafiose, mentre appare addirittura in espansione il
traffico di sostanze stupefacenti. In particolare, continua l'attività
estorsiva ai danni d' imprenditori e commercianti e le vittime di
tale reato spesso, anzichè procedere alla denunzia degli
estortosi, si assicurano l' esercizio dell' attività d'impresa
scegliendo quello che ritengono essere il male minore: vale a dire
il sistematico versamento di somme di denaro".
"L' unica novità meritevole di essere segnalata, legata
alle attuali difficoltà congiunturali del nostro sistema
economico - sottolinea il presidente Marletta - è rappresentata
dalla scelta delle organizzazioni criminali di autolimitare le loro
pretese, confermando la doverosità del pagamento del 'pizzo',
ma riducendone la misura in modo da adeguare la pretesa antigiuridica
alle ridotte capacità economiche dei soggetti passivi".
"Viva preoccupazione - aggiunge il magistrato - deve suscitare
il tema delle infiltrazioni mafiose nel settoredegli appalti e servizi
pubblici. Dalle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia
emerge che le gare d'appalto si distinguono in 'libere' e 'non libere',
intendendosi con quest'ultimo termine le gare in cui l'imprenditore,
cui dovrà essere assegnato l'appalto, è predeterminato
rispetto all'espletamento della gara, per cui nessun altro imprenditore
deve presentare offerte che non siano state preventivamente concordate".
"Diminuiscono del 18% per cento rispetto allo scorso anno
i delitti denunciati contro noti, rimangono praticamente invariati
i delitti denunciati contro ignoti". Rileva il presidente Guido
Marletta. "Come gli altri anni - aggiunge il magistrato - i
delitti contro il patrimonio sono quelli che hanno un' incidenza
maggiore, infatti rappresentano il 45% dei delitti denunciati e
tra questi sono i furti i più frequenti e nel 95% l' autore
rimane ignoto". Questi alcuni dei dati estratti dalle tabelle
comparative allegate alla relazione. Gli omicidi sono passati da
49 a 51 (con una crescita del 4%); i tentativi di omicidio da 98
a 80 (-18%); gli omicidi colposi da 433 a 384 (-11%); le lesioni
personali volontarie da 3.010 a 2.802 (-7%); le lesioni personali
colpose da 4.697 a 4.216 (-10%); i furti da 42.074 a 38.608 (-15%);
le estorsioni da 428 a 482 (+13%); i reati per associazione mafiosa
da 110 a 105 (-5%).
27/01/2007
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