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L'avventura
di suor Chiara in terra di Colombia...
di IGNAZIO MARCHESE
L'irresistibile fascino mistico dell'Umbria fu fatale per mia sorella.
Il travaglio interiore che la macerava da mesi, o forse da anni,
si dissolse prima in pianto, poi in gioia davanti alle parole rivoltale
da una giovanissima suora di clausura. Da nove anni mia sorella,
suor Chiara, si trova in Colombia. Aveva appena 23 anni quando è
partita per la lontana Pereira, città famosa per le ananas,
per gli smeraldi e la povertà in cui è costretta a
vivere la maggioranza della gente. Tre anni prima aveva varcato
la soglia del convento di Tusa in provincia di Messina, convento
delle sorelle minori di San Francesco. Da lì suor Chiara
insieme a suor Emanuela partì per creare dal nulla la prima
comunità francescana rinnovata in Colombia. "La nostra
avventura missionaria - racconta Suor Chiara - non fu facile. Sapevamo
che c'erano un gruppo di ragazze colombiane che sentivano il desiderio
di vivere la nostra vita francescana. Non fu facile all'inizio introdursi
in una cultura e mentalità così differente della nostra.
La conoscenza della cultura di un qualsiasi paese a te sconosciuto
è un processo lento che si può realizzare solo col
trascorre degli anni, per scoprire la realtà circostante
da angoli e prospettive differenti e così comprendere di
più le problematiche presenti".
Una volta arrivato lì qual è stata la prima scommessa
?
"Prima di tutto ci siamo occupate di realizzare e costruire
uno spazio idoneo per la comunità affinché si creasse
un ambiente adatto per la sua crescita sia a livello interpersonale
e spirituale che a livello strutturale. Fu così che si inizio
la costruzione del convento. Fu questa una esperienza meravigliosa
della manifestazione dell' amore del Padre provvidente. Alla costruzione
parteciparono molti benefattori siciliani. In tanti hanno partecipato
alla raccolta di fondi per mettere in piedi una casa sempre aperta
ai tanti sfortunati di Pereira. Piano piano, siamo riuscite ad avere
mattoni, cemento, ferro, legna. In 6 mesi abbiamo visto la realizzazione
di questa opera dell'amore di Dio semplice e bella allo stesso tempo.
Il clima colombiano con la sua "eterna primavera" permette
arricchire l´ambiente con pianti e fiori meravigliosi tipicamente
tropicale. Veramente la Colombia è un paradiso sempre verde".
Un paradiso dal punto di vista ambientale, per noi occidentali
un piccolo inferno per i tanti poveri che vivono in condizioni di
povertà estrema...
Purtroppo i mezzi di comunicazione presentano la realtà colombiana
ai primi posti tra le realtà più violente e aggressive
a livello mondiale. Dopo 9 anni affermo con sicurezza e sincerità
di essere felice di avere vissuto anni meravigliosi in questa terra
così ferita e così sofferta per molteplici cause.
Ho incontrato gente meravigliosa che ci ha accolti con tanto amore
e che lotta per un mondo migliore. Non possiamo certamente non costatare
la realtà che presenta situazioni abbastanza difficili. Basta
citare il documento di Puebla dei vescovi della conferenza latinoamericana
dove si elencano chiaramente le problematiche più evidenti
della situazione del paese".
Ad esempio?
"La situazione di estrema povertà generale assume nella
vita reale volti molto concreti nei quali dovremo riconoscere i
tratti sofferente di Cristo, il Signore che ci domanda e ci interpella:
volti di bambini colpiti per la povertà fin prima di nascere
per ostacolare le loro possibilità di realizzarsi a causa
di deficienze mentali e corporali irreparabili. I bambini della
strada molte volte sfruttati dalle nostre città, frutto della
povertà e di la mancanza di organizzazione morale e famigliare.
Volti di giovani disorientati per non trovare il loro posto nella
società per mancanza di opportunità, di specializzazione
e occupazione. Volti di indigeni e con frequenza di afroamericani
che vivendo emarginati e in situazioni inumane possono essere considerati
i più poveri tra i poveri.
Volti di operai frequentemente mal retribuiti e con difficoltà
per organizzarsi e difendere i loro diritti. Volti di sotto-occupati
e disoccupati, licenziati per le difficili esigenze delle crisi
economiche e molte volte di modelli di sviluppo che sottomettono
i lavoratori e le loro famiglie a freddi calcoli economici. Volti
di emarginati con il doppio impatto della mancanza di beni materiali
di fronte alla ostentazione della ricchezza di altri settori sociali.
Volti di anziani ogni giorno più numerosi frequentemente
emarginati dalla società del progresso che esclude le persone
che non producono".
Per tutti questi voi da nove anni vi battete. Non avete mai la
tentazione di tornare a Tusa, un posto un po' meno in prima linea?
No. Non abbiamo il tempo di pensare a questo. C'è tanto troppo
da fare qui per pensare di fuggire dalla sofferenza. Condividiamo
con il nostro popolo ingiustizie che nascono della mancanza di rispetto
alla sua dignità come essere umano immagine e somiglianza
del Creatore e ai suoi diritti inalienabili come figli di Dio. Paesi
come i nostri dove frequentemente non si rispettano diritti umani
fondamentali - vita, salute, educazione, alloggio, lavoro -, sono
in situazioni di permanente violazione della dignità della
persona. A questo si aggiungono le ingiustizie nate per l'abuso
di potere tipici dei regimi di forza. Ingiustizie per la repressione
sistematica o selettiva, accompagnata da violazione della sfera
privata, torture, esili. Ingiustizie in tanti famiglie per la scomparsa
dei loro cari di cui non possono avere notizia alcuna. Insicurezza
totale per la cattura senza ordini dei giudici. Ingiustizie di fronte
un esercizio della giustizia sottomessa o non libera".
Avete cercato in nove anni di capire perché c'è
tanta violenza e tanto odio?
Guardando dal di fuori questa realtà ci lasciamo invadere
chissà da giudizi critici uguale a quello che io potevo avere
all'inizio quando sono giunta qui cosi inesperta non conoscendo
le ragioni e le cause della realtà che mi circondava. Perché
tanta violenza in Colombia? Facendo una sintesi e andando un po'
alla radice della realtà colombiana credo che esaminando
l´ambiente familiare possiamo trovare luci per capire da dove
possono nascere alcuni atteggiamenti di violenza. Certamente non
in tutte le situazioni perché infatti alcune famiglie vivono
una realtà estremamente positiva. In altri casi invece la
realtà familiare colombiana soprattutto degli anni passati
è stata ed è ancora poco amorosa e affettiva poco
comunicativa. Mi sono trovata tante volte parlando e incontrando
persone la cui infanzia è stata caratterizzata da tanta tanta
freddezza, abbandono, solitudine, vuoto, affettivo paterno e materno
mancanza di calore. La loro povertà, fragilità, vulnerabilità,
mi ha aiutato a amarli veramente profondamente e personalmente.
Ho scoperto che dietro un uomo violento esiste una storia di dolore
e angustia una infanzia dove è esistito un grande vuoto d´amore,
mancanza di direzione paterna e tenerezza materna. Certamente per
sanare ferite cosi gravi abbiamo sperimentato che non è sufficiente
solo un aiuto psicologico, ma è necessario fare esperienza
dell'amore personale e totale che Dio ha per ciascuno. Solo lo Spirito
d'amore può cambiare l'odio in perdono, può aprire
il nostro cuore chiuso per paure e timori vari alla bellezza e grandezza
di sentirsi amati e di amare. Il passo della durezza alla tenerezza
lo realizza profondamente lo Spirito d'amore nella nostra vita.
Portare amore a chi non ha lavoro e ha tanta fame non è
un impresa semplice
Noi da cinque anni abbiamo iniziato un'opera evangelizzatrice. E'
solo un piccolo fuoco, molto piccolo per la necessità cosi
grande, speriamo che con il tempo e l'aiuto divino diventi un "incendio
d'Amore". Per realizzare questa opera evangelizzatrice il Signore
stesso ha voluto che costituissimo un'equipe di evangelizzazione.
Dopo 5 anni dal inizio di quest'opera esistono già 45 piccole
comunità laiche con un totale di 800 persone che vivono un
cammino di formazione cristiana. L'evangelizzazione al suo interno
offre a beneficio di tutta la popolazione della diocesi vari servizi
che chiamiamo "ministeri". E pensare che tutto questo
piccolo fuoco è stato appiccato nelle coscienze di tanti
colombiani solo nove anni fa. Come si vede di strada ce n'è
ancora tanta da percorrere".
29.7.2003
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