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TELEKOM SERBIA
Il presidente della commissione d'indagine: le domande sono state
suggerite dalla nostra intelligence
Il sospetto di Trantino:
"Hanno usato la mia faccia"
Scopro oggi cose di cui
non ero al corrente, e questo
richiederà un approfondimento all'interno dell'ufficio
di GIUSEPPE D'AVANZO e CARLO BONINI
ROMA - Presidente Enzo Trantino, cominciamo da ciò che di
non vero
lei ha sostenuto. A "Repubblica" lei disse che il nome
di Igor Marini le venne fatto dall'avvocato Fabrizio Paoletti il
14 gennaio , durante
la sua audizione in commissione. Le cose non stanno così.
Lei fa quel nome. Perché?
"Io ho detto il vero. Perché è Paoletti che radica
Igor Marini all'attenzione della Commissione".
Presidente, il nome lo fa lei. Non Paoletti. Paoletti non pronuncia
mai la parola Igor Marini fino a quando non è lei a chiederglielo.
"Forse c'è stato un equivoco lessicale con Repubblica.
Intendevo dire che è Paoletti a portare all'attenzione della
Commissione il nome di Marini".
Prendiamo atto della rettifica.
"Ma quale rettifica! Questa è una variazione".
Variazione, rettifica. E' lo stesso.
"No che non è lo stesso. Variazione significa che oggi
vi sto dando l'interpretazione di quella mia affermazione. Ripeto:
il 14 gennaio, la Commissione nulla sapeva di Paoletti e ancor meno
di Marini".
E allora, Presidente, visto che lei nulla sapeva, perché
fa quella domanda a Paoletti, "Conosce Marini Igor"?
"Perché l'ufficio di Presidenza della Commissione dispone
di una intelligence. E quella intelligence mi segnalò il
nome di Marini alla vigilia dell'audizione di Paoletti".
Una intelligence? Vuole intendere i consulenti tecnici
della Commissione?
"La loro è una struttura che fa lavoro di intelligence
ed è composta da quattro ufficiali di polizia giudiziaria
e cinque magistrati".
Può farne i nomi?
"L'intelligence e le segnalazioni di intelligence non hanno
nomi. Altrimenti non sarebbero intelligence. Da me, dunque, non
li avrete. E comunque, i nomi dei consulenti sono pubblici. Sono
persone che lavorano con noi e con noi siedono in Commissione. Tutti
li conoscono".
Riprendiamo il filo. Lei dice che questa "intelligence"
le segnala il nome di Marini.
"Esatto. E se avete pazienza, posso spiegare. Il primo anonimo
che ci segnala il nome di Paoletti contiene - ormai è noto
- un prospetto finanziario che prevede un pagamento di 36 tranches
da 512 mila dollari ciascuna. Quel documento è firmato per
ricevuta da Paoletti, ha tanto di bolli e codici bancari. Cosa dovevo
fare, buttarlo? Ovviamente, lo consegno alla struttura di intelligence
perché lo studi".
E l'intelligence cosa conclude?
"Che va sentito Paoletti. E che vale la pena chiedergli conto
di persone a lui contigue, che frequentavano il suo studio o con
lui indiziate. Per questo il 14 gennaio faccio l'elenco di 18 nomi.
Ma di quei nomi non sapevo nulla, proprio nulla".
Chi le suggerisce di fare quelle domande?
"L'intelligence, l'ho appena detto".
Il nome del suggeritore, Presidente.
"Non lo faccio".
E' forse Guido Longo, ex capo centro della Dia, oggi suo consulente
e ufficiale di collegamento tra la sua Commissione e il Viminale?
"Non lo dico".
Sa che Guido Longo è l'ufficiale di polizia giudiziaria
che ha arrestato almeno quattro dei 18 personaggi che le vengono
suggeriti: Antonio Volpe, Renato D'Andria e i massoni Salvatore
e Nicola Spinello?
"Ma che diavolo volete che ne sapessi o ne sappia! Lui non
me lo ha mai detto e comunque non mi interessa oggi e non mi interessava
allora".
Sa chi era il magistrato cui faceva riferimento per le indagini
Guido Longo all'epoca di quegli arresti?
"Assolutamente no".
Il pm Antonio D'Amato.
"E allora?".
Lo conosce?
"Sì, è uno dei magistrati consulenti della Commissione".
E' stato questo magistrato napoletano a suggerirle i 18 nomi
da fare?
"Ribadisco un no secco. E comunque di magistrati napoletani
ne abbiamo due".
L'altro è Salvatore Sbrizzi?
"Sì".
Sa che Sbrizzi è vicinissimo a Luigi Bobbio, suo ex collega
alla procura di Napoli e oggi parlamentare di An? E sa che questo
magistrato è stato in passato ospite delle colazioni di lavoro
di Gianfranco Fini?
"I componenti dell'intelligence sono stati scelti sulla base
di ineccepibili curricula professionali. Con il consenso unanime
della Commissione".
E' vero che nell'intelligence compare il magistrato Maria Vittoria
Caprara?
"Sì".
Sa che è la moglie di un avvocato vicino allo studio
Taormina?
"Ignoravo la parentela della dottoressa Caprara e francamente
non capisco quale significato si dovrebbe attribuire a questa circostanza".
Presidente, è vero che nell'intelligence c'è l'avvocato
Filippo
Dinacci, difensore di Cesare Previti e del Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi?
"L'avvocato Dinacci si è dimesso nei giorni scorsi.
Abbiamo ricevuto una lettera in cui presentava le sue dimissioni
per intervenuti impegni professionali. E comunque, Dinacci non si
è presentato mai, ma dico mai, a una sola riunione di lavoro.
E' come se non fosse mai stato tra i consulenti".
Torniamo a quella vigilia di interrogatorio di Paoletti del
14 gennaio. L'intelligence le suggerisce quella rosa di 18 nomi.
Ci sono massoni, truffatori, fabbricanti di dossier falsi...
"Non lo sa-pe-vo. Perché dovevo saperlo? Non erano soggetti
convocati. Come devo dirlo?".
Questo suggerimento sui nomi le è stato messo per iscritto
dall'intelligence? In un promemoria che le è stato trasmesso?
"Normalmente, queste annotazioni sono scritte. In occasione
dei 18 nomi pronunciati il 14 gennaio, la cosa avvenne invece a
voce".
A voce?
"Sì. A voce mi vennero indicati quei nomi, perché
- così mi venne detto - si trattava di persone contigue a
Paoletti. Contigue a diverso titolo: frequentatori del suo studio,
soci in affari o con lui indiziati in inchieste per riciclaggio".
Sa che una parte di quei 18 nomi escono da un'inchiesta della
Procura di Napoli denominata operazione "Gun"?
"No. E non lo sapevo. Le ripeto: mi venne detto che si trattava
di riciclatori".
Nell'operazione "Gun" non figurano riciclatori. Ma
solo massoni deviati.
"Io odio i massoni".
Dunque lei non è un massone.
"Sono un monarchico che odia i massoni. E del resto, che io
non abbia nulla a che spartire con questi nomi su cui si sta montando
un caso lo dimostra il fatto che li lasciai cadere. Che questi signori
non ebbero alcun seguito istruttorio nei lavori della Commissione".
Antonio Volpe, però, un seguito istruttorio lo ebbe.
"E chi è Antonio Volpe? Ma chi lo conosce!".
Presidente... Se vuole le ricordiamo i titoli di qualche cronaca
estiva:
"A san Macuto spunta un nuovo superteste. Ha consegnato un
dossier che Trantino ha immediatamente secretato".
"Ho incontrato Antonio Volpe in una sola occasione. Il 31 luglio,
alle 14 e 15, nel mio ufficio di san Macuto. Era accompagnato dall'onorevole
Alfredo Vito. Se questo significa conoscenza....".
Ah, lo accompagnava Vito?
"Sissignore. Mi aveva chiesto di ricevere questo Volpe perché
doveva consegnare documenti che potevano interessare la Commissione".
E perché allora lei fece il nome di Volpe già
il 14 gennaio?
"Che fate, ricominciate con questa storia? Era uno dei 18 e
ho accolto l'indicazione verbale dei consulenti. Indicazione verbale
che avviene quando non sono indicate circostanze specifiche".
Allora, mettiamola così: che spiegazione si dà
dell'attivismo di Volpe intorno alla Commissione?
"Quale attivismo? Sfido a trovare una sola telefonata tra me
e Volpe".
Non è questo il punto. Volpe è indicato da un
suo ex sodale, Gianni Romanazzi, come l'autore dell'anonimo che
vi indirizza su Paoletti e dunque su Marini. Volpe è l'uomo
che il 7 gennaio scrive a Romanazzi chiedendo informazioni necessarie
"agli amici della Commissione". Volpe è l'uomo
che consegna il dossier del 31 luglio che "conferma Marini".
Ricorda? Quello con le annotazioni "ranoc" (Dini) e "mortad."
(Prodi). Antonio Volpe...
"Ho capito. Non chiedete a me di questo soggetto. Io rispondo
dei miei comportamenti. E i miei sono e sono sempre stati comportamenti
leali. Io ho un solo patrimonio da difendere: il mio onore. E su
questo non transigo. Mi batterò fino in fondo".
Nessuno dubita della sua lealtà, correttezza e stile,
Presidente. Il punto è questo: visto quel che lei sta dicendo,
non crede a questo punto che qualcuno possa averle servito una minestra
avvelenata?
"In questo momento non posso escluderlo, né confermarlo.
E' evidente che scopro oggi cose di cui non ero al corrente e questo
richiederà da parte mia un approfondimento all'interno dell'ufficio
per verificarne la trasparenza".
Insomma, è possibile che qualcuno l'abbia pilotata?
"E' possibile che qualcuno abbia usato la mia faccia, senza
meritarla. E io ho il dovere di approfondire questo punto. Ho il
dovere di sapere. Anche perché la buona fede, se si viene
ingannati, può essere addirittura un'aggravante. Per il resto,
io sono pilotato solo dai sentimenti. Quelli della mia famiglia
e dei miei amici: la commissione di inchiesta non è mica
la mia casa. E' solo il posto dove esercito le mie funzioni, affidate
alla ragione e non ai sentimenti".
Sta valutando l'opportunità di dimettersi?
"Perché dovrei? Ho tutti i titoli per rimanere al mio
posto".
Taormina lo ha fatto.
"Taormina è un solista che lavora su spartiti variabili
e imprevedibili. Credo che la sua intenzione sia soltanto provocare
un dibattito politico. Che io, per altro, avevo già messo
in calendario per il 15 ottobre".
Intende chiedere scusa ai leader del centro-sinistra per le
calunnie di Marini di cui la Commissione è stata cassa di
risonanza?
"Ma come faccio a chiedere scusa?".
Perché Igor Marini è un calunniatore. E intorno
a lui è stata creata una trappola.
"Valuterò il da farsi solo quando la circostanza che
Marini ha mentito sarà allegata et probata"
(27 settembre 2003)
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