TELEKOM SERBIA
Le dieci bugie della destra

di Ferdinando Targetti

Coloro che hanno costruito la grande mistificazione dell'affare Telekom Serbia (d'ora in poi TS), come il Giornale della famiglia Berlusconi, numerosi falchi della CdL e alcune reti radiotelevisive, insistono nell'affermare falsità su questa vicenda, malgrado che l'inconsistenza di molte di queste tesi sia stata recentemente messa in evidenza da numerosi interventi, come l'articolo di Luigi Spaventa sul Corriere, i due articoli di Massimo Mucchetti sull'Espresso, gli interventi dei senatori Franco De Benedetti e Stefano Passigli. Anche sulla base di questo materiale contesterò in dieci punti la fondatezza del castello di accuse. Non tratterò invece delle accuse di corruzione personale formulate da Igor Marini, che oramai sembrano riguardare solo le cause di diffamazione.

Proposizione 1: "All'epoca del centrosinistra la Telekom Serbia è stata prima comprata cara e poi svenduta". Falso.
La Telekom Serbia è stata acquistata nel 1997, all'epoca del centrosinistra, ma venduta nel 2002, all'epoca del centrodestra, da Tronchetti Provera, attuale proprietario della Telecom Italia. Il prezzo di vendita (195 milioni di euro) è stato uguale al valore che era in bilancio Telecom fin dal 2000, ma il pagamento verrà fatto a rate e dilazionato in sei anni. La vendita non si può dire che sia stata un grande affare per i venditori, infatti l'acquirente serbo (soddisfatto delle condizioni d'acquisto) lo ha definito l'"accordo del decennio" e il premier serbo Zoran Djindjic, ha testualmente affermato che l'affare è stato fatto grazie al nuovo governo Berlusconi.

Proposizione 2."L'affare TS è costato agli italiani 1.500 miliardi" (dichiarazione dell'on Consolo di An membro della Commissione TS). Falso.
La Stet (come allora si chiamava Telecom Italia) comprò una quota del 29% di TS per 825 miliardi di lire (425 milioni di euro), il resto dell'investimento fu compiuto dalla compagnia greca Ote che acquistò il 20%.

Proposizione 3.
"La perdita per l'affare TS è caduta sulle spalle dei contribuenti italiani" (Fini, Taormina eccetera). Falso.
Al momento dell'acquisto di TS, nel 1997, il Tesoro aveva il 60% del patrimonio della Stet, l'operazione TS non modificò il valore delle quotazioni delle azioni Stet vendute dal Tesoro. All'inizio del 1998 il Tesoro deteneva solo il 3,9% del capitale della società. Da allora, a causa della sopravvenuta guerra in Kossovo, la partecipazione venne costantemente svalutata nel bilancio Telecom, fino al valore di 378 miliardi di lire nel 2000 (epoca Colaninno), valore che tale rimase fino alla vendita della partecipazione. Quindi la perdita per i contribuenti italiani va calcolata solo sul 3,9% della differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita (425-195=230), circa 9 milioni di euro.

Proposizione 4."L'acquisto di TS è avvenuto a cifre fuori mercato". Falso.
Col senno di poi è evidente che la partecipazione fu pagata troppo, ma non era un valore fuori mercato a quell'epoca e prima che iniziasse la guerra del Kosovo. Innanzitutto va ricordato che una quota del 20% di TS fu acquistata dalla compagnia dei telefoni greci ad un valore proporzionalmente maggiore di quello pagato dagli italiani. In secondo luogo è falso sostenere che la valutazione che scaturì dall'accordo non teneva conto della precaria situazione economica di un paese uscito dalla guerra sebo-croata del 1992-95, infatti per determinare il valore di TS fu adottata la convenzione di calcolare 170 dollari per abitante serbo, quando in quel periodo si attribuivano valori quasi doppi alle società di telefonia di Cecoslovacchia (376 dollari per abitante), Ungheria (321 dollari) e Macedonia (301 euro nel 2001). In terzo luogo la valutazione complessiva della TS - circa tre miliardi di marchi - fu un valore intermedio tra la cifra offerta dalla Stet e quella richiesta dai serbi. I due contraenti erano consigliati da banchieri internazionali: l'advisor di Stet era la banca svizzera UBS, l'advisor dei serbi era la banca inglese Natwest.

Proposizione 5. "Il vertice di Stet, il presidente Biagio Agnes e l'AD Ernesto Pascale, fu rimosso e sostituito dal centrosinistra con un altro management, rispettivamente Guido Rossi e Tommaso Tommasi di Vignale, perché i primi non volevano fare l'operazione serba e i secondi sì". Falso.
Il management fu sostituito perché il governo voleva dare un segnale che le privatizzazioni erano una cosa reale e non fittizia: la presidenza a Guido Rossi, personaggio conosciuto dai mercati internazionali come studioso ed ex Presidente della Consob, era una garanzia in questo senso; per converso l'amministratore delegato precedente, Pascale aveva presentato un piano di sviluppo della Stet (il piano Socrate) che l'avrebbe fortemente indebitata e resa più difficilmente privatizzabile.

Proposizione 6. "Le scelte del management erano subordinate alle decisioni politiche". Falso.
Va ricordato che un atto importante nel cammino delle privatizzazioni fu quello di trasferire le aziende dello Stato dal Ministero delle Partecipazioni Statali al Ministero del Tesoro. Mario Draghi, allora potente direttore generale del Tesoro, aveva, in accordo con Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro di quel dicastero, espresso palesemente una filosofia liberista, secondo la quale le aziende dovevano essere gestite dal Tesoro come mere partecipazioni finanziarie e che di conseguenza bisognava dare autonomia e fiducia al management che solo così avrebbe potuto vendere le aziende pubbliche sul mercato nazionale e su quelli internazionali. Il problema non è tanto di sapere se gli uomini di governo sapevano o non sapevano che la Stet investiva in Serbia, quanto se avevano assunto la linea di ingerire nelle scelte strategiche delle aziende pubbliche oppure di astenersi dal farlo.

Proposizione 7. "La politica dell'espansione in Jugoslavia di Tomaso Tommasi non aveva senso economico". Falso.
In quell'epoca tutte le imprese si espandevano all'estero. La Francia nella telefonia del Centro Europa, la Germania dell'Est Europa. Gli italiani avevano cercato di entrare nella telefonia della Cecoslovacchia e dell'Ungheria, ma persero entrambe le gare. Veniva rimproverato al mondo economico italiano di farsi scippare i mercati degli stati della ex-Jugoslavia dalla Germania, che aveva fatto forti investimenti in Slovenia e Croazia. La Serbia era un paese di quasi 11 milioni di abitanti a reddito medio. Sebbene fosse un paese reduce da una guerra e senz'altro a rischio di instabilità politica, tuttavia dopo gli accordi di Dayton e dopo che le sanzioni erano state levate da due anni, nel 1997 sembrava stesse ottenendo una maggior fiducia dalla comunità internazionale.

Proposizione 8. "L'azione del management nominato dal governo di centrosinistra fu disastrosa per gli azionisti Telecom". Falso.
Innanzi tutto quando Colaninno scalò la Telecom potè farlo a debito perché la situazione patrimoniale della società era più che florida. In confronto le altre società telefoniche dei grandi paesi europei si sono trovate in situazioni debitorie ben più drammatiche, al punto che i presidenti di France Telecom e di Deutsche Telekom hanno dovuto rassegnare le dimissioni. (La perdita di 255 milioni di euro è un bruscolino rispetto alle svalutazioni, per un valore di 86.000 milioni di euro, subìte nel periodo 2000-2002 da Deutsche Telekom, France Telecom, Telecom Italia, Telefonica, Kpn, British Telecom e Vodafone). Ma soprattutto va tenuto presente che l'operazione TS fu solo una delle quattro operazioni internazionali realizzate dall'azienda telefonica italiana nel 1997. Le altre tre furono la partecipazione nella francese Bouyguez, nella spagnola Auna, nell'austriaca Mobilkom. Questi tre pacchetti azionari sono stati venduti da Tronchetti con un guadagno di 1.600 milioni di euro; le perdite di TS sono state di 255 milioni di euro; il saldo è pertanto positivo per 1.345 milioni di euro.

Proposizione 9. "Le perdite subìte dagli azionisti di Telecom Italia avrebbero dovuto indurre gli azionisti a promuovere un'azione di responsabilità patrimoniale nei confronti degli amministratori del 1997". Falso.
Prima di tutto stante ciò che si è detto nel punto precedente gli azionisti non avevano motivo di esprimere un giudizio negativo sulla gestione della società dal punto di vista economico complessivo. Inoltre l'azione di responsabilità va fatta nei confronti di un amministratore che tiene nascoste le sue iniziative, che trae un beneficio personale dalle medesime eccetera, tutte condizioni che non si ritrovano nell'affare TS; se invece l'azione di responsabilità si dovesse estendere a tutti i manager che, rischiando, a volte fanno affari, ma a volte perdono quattrini, si dovrebbe buttare a mare il sistema capitalistico. Inconsapevole di questa elementare verità il presidente della Commissione parlamentare Telekom Serbia, il "garantista" on avv Trantino, per evitare che l'azione di responsabilità andasse in prescrizione, ha fatto una cosa incredibile, probabilmente illegittima: ha fatto promuovere azione di responsabilità verso i manager della Stet da parte della Commissione. Esempi recenti di investimenti andati male e svalutati in bilancio nel campo dei telefoni e dintorni non mancano: l'Enel ha svalutato nel 2001, per una cifra di 1.500 milioni di euro, il valore in bilancio di Infostrada comprata dall'inglese Vodafone; Telecom Italia, in cambio di un bel nulla, ha recentemente pagato al Milan e alla Fininvest circa 80 milioni di euro, di sponsorizzazioni e penali, per la mancata stipula del contratto di acquisto di Pagine Utili. Vedremo se Trantino e la Casa della Libertà promuoveranno nuove commissioni e azioni di responsabilità verso Berlusconi.

Proposizione 10. "L'affare TS è servito al centrosinistra per finanziare un dittatore al quale tutto il mondo era ostile e che invece era appoggiato dal governo italiano di centrosinistra". Falso.
Quale appoggio al dittatore il centrosinistra volesse dare è dimostrato dal fatto che il governo D'Alema, composto per la più parte dalle stesse persone del precedente governo Prodi, entrò in guerra a fianco della Nato contro il governo Milosevich solo un anno dopo l'affare TS. L'affare TS fu esclusivamente un affare aziendale. Questo non toglie nulla al fatto che Milosevich fosse un leader sanguinario e lascia aperta la questione politica ed etica più generale se bisogna o non bisogna intrattenere rapporti d'affari con certi paesi e se questa decisione deve essere presa da organismi internazionali, nazionali o da imprese sensibili alle questioni etiche; ma questa questione si pone nei confronti della Serbia di allora, come di numerosi altri paesi oggi che sono governati da regimi o da dittatori che non rispettano i diritti civili e i diritti umani.
In conclusione: tutto l'affare TS è stato montato dal centrodestra per gettare fango sui leader dell'opposizione; le accuse hanno la consistenza di una bolla di sapone; la ratio dell'operazione è quella per cui una bugia se viene ripetuta mille volte si riesce a farla sembrare una verità.
L'Unità, 16.9.2003

 

 

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