L´INTERVISTA
Piers Forster, uno degli esperti che ha redatto il documento Onu spiega gli scenari del surriscaldamento


"Se non fermiamo la febbre della Terra,
nel 2100 morti e coste sommerse ovunque"
Il legame tra temperature e innalzamento dei mari è il maggiore nemico da sconfiggere: la natura non reggerebbe più...

DAL NOSTRO INVIATO

PARIGI - "Il futuro del mondo è nelle nostre mani. E non uso un´espressione retorica. Il pianeta cambierà fisicamente, in maniera molto evidente, seguendo le nostre scelte. Basta vedere i grafici del nostro documento: la Terra del primo scenario, quello basato su un taglio immediato delle emissioni serra, è radicalmente diversa dalla Terra del sesto scenario, quello in cui una crescita economica tumultuosa viene alimentata dai combustibili fossili: il salto tra la temperatura attuale e quella dell´ipotesi peggiore è comparabile a cambi epocali come il passaggio da una fase glaciale a una fase inter glaciale". A disegnare il mondo che verrà è Piers Forster, docente di cambiamenti climatici all´università di Leeds, Gran Bretagna.
Forster è uno dei 500 esperti delle Nazioni Unite convocati a Parigi per mettere a punto il testo che chiude sei anni di lavoro dell´Ipcc, l´Intergovernamental Panel on Climate Change che dal 1988 studia l´impatto degli esseri umani sul clima.

Anche sir Nicholas Stern, l´ex capo economista della Banca mondiale, ha disegnato scenari economici legati ai cambiamenti climatici. Le vostre conclusioni coincidono?
"Sostanzialmente sì. Il rapporto Stern offre un punto di vista rigoroso e dettagliato, che analizza ciò che succederà al pianeta nei vari casi di aumento previsto".

Cominciamo con l´ipotesi migliore: 1 grado in più da oggi alla fine del secolo. Una prospettiva che, dopo aver letto il vostro studio, sembra un miracolo.
"È il primo scenario in cui abbiamo calcolato un aumento di temperatura compreso tra 1,1 e 2,9 gradi. Anche se, molto probabilmente, sfioreremo i 2 gradi di aumento".

Il tetto oltre il quale il livello dei danni diventa catastrofico.
"Ma già con un grado di aumento, nel rapporto Stern, si prevedono conseguenze preoccupanti: circa 50 milioni di persone avranno problemi con la disponibilità di acqua. E si calcola che le malattie legate al caldo e all´espansione della fascia tropicale, compresa la malaria, costeranno 300mila morti l´anno, solo in piccola parte compensati da una riduzione della mortalità nelle aree più fredde. Più della metà della barriera corallina subirà danni irreversibili".

E con 2 gradi di aumento?
"Secondo i calcoli di Stern, in questo caso sarebbe l´Africa a subire i colpi più duri: la capacità agricola diminuirebbe del 5-10%, altri 50 milioni di persone sarebbero esposti al rischio malaria e fino a 10 milioni sarebbero colpiti dalla crescita del livello degli oceani. L´erosione della biodiversità accelererebbe e nei mari si perderebbero tra il 15 e il 40% delle specie di pesci. Nelle zone artiche poi il rischio diventerebbe molto alto: inizierebbe il processo che, nell´arco di un millennio, porterebbe allo scioglimento dei ghiaccia della Groenlandia e della penisola antartica: due fenomeni che, da soli, provocherebbero un innalzamento del mare di 14 metri".

L´Ipcc però ritiene che l´ipotesi più probabile sia un´altra: 3 gradi di aumento a fine secolo. Cosa succederebbe in questo caso?
"Il peso degli episodi climatici estremi, come le siccità e le alluvioni, salirebbe. In particolare nell´Europa meridionale la disponibilità idrica diventerebbe un problema molto serio e nel mondo tra 1 e 4 miliardi di persone sarebbero costretti a convivere con la penuria d´acqua. Secondo alcune previsioni, inoltre, l´intera circolazione atmosferica verrebbe alterata: cambierebbe il ritmo dei monsoni e potrebbe rallentare o fermarsi la corrente del Golfo cambiando drasticamente il clima dell´Europa atlantica".

E se si arrivasse a 4 o 5 gradi?
"Con un aumento di 4 gradi il crollo dei raccolti in Africa potrebbe arrivare al 35% e altri 80 milioni di persone verrebbero esposti al rischio malaria.
Con 5 gradi bisogna prendere in considerazione la scomparsa dei ghiacciai dell´Himalaya e la crescita del livello dei mari porterebbe alla scomparsa di parte di Bangladesh, Malesia, Filippine, Florida, di buona parte delle coste basse degli Usa, di molte piccole isole oggi considerate paradisi delle vacanze. E verrebbero minacciate molte delle città più importanti: da New York a Tokyo, da Londra a Venezia". (a. cian.)

La Repubblica, SABATO, 03 FEBBRAIO 2007

 



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